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Tutto sulla menopausa? Ecco alcune informazioni utili.

Sbalzi d’umore, vampate, aumento di peso. La manopausa è lo spauracchio di ogni donna che si ritrova catapultata in un periodo di transizione con disturbi reali e tante fake news. Proprio allo scopo di informare al meglio le donne sulla gestione di questa tappa obbligatoria l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha istituito la giornata mondiale della menopausa, che cade oggi. Ecco allora cosa e cosa si può fare per vivere al meglio il cambiamento.

Cos’è la menopausa
La menopausa, sottolinea sul suo sito il ministero della Salute, “non è una malattia ma un momento fisiologico della vita della donna che coincide con il termine della sua fertilità. Tuttavia in questo periodo della vita alcune donne accusano dei disturbi per i quali esistono cure e rimedi utili a garantire loro comunque una buona qualità di vita”.

In genere il passaggio si verifica tra i 45 e i 55 anni di età, ma non sono rare menopause precoci e tardive. Già alcuni mesi prima della cessazione delle mestruazioni si osservano alterazioni del ciclo mestruale (mestruazioni ravvicinate e abbondanti oppure più distanziate tra di loro). Nello stesso periodo le ovaie cessano la loro attività e, di conseguenza, diminuisce nel sangue la quantità degli estrogeni, cioè di quegli ormoni prodotti.

Aumenta il rischio patologie
La diminuzione degli estrogeni può provocare alcuni disturbi e sintomi, sia di natura neurovegetativa (vampate di calore, sudorazioni profuse, palpitazioni e tachicardia, sbalzi della pressione arteriosa, disturbi del sonno, vertigini, secchezza vaginale e prurito genitale), sia di natura psicoaffettiva (irritabilità, umore instabile, affaticamento, ansia, demotivazione, disturbi della concentrazione e della memoria, diminuzione del desiderio sessuale).

Le conseguenze più importanti del calo degli estrogeni sono l’aumento del rischio cardiovascolare (infarto cardiaco, ictus cerebrale, ipertensione), le patologie osteoarticolari, in particolare l’aumento dell’incidenza dell’osteoporosi.

Fino alla menopausa, infatti, le donne hanno un rischio cardiovascolare inferiore a quello degli uomini perché gli estrogeni prodotti dalle ovaie garantiscono una minore quantità di colesterolo nel sangue. Le malattie cardiovascolari rappresentano, inoltre, la principale causa di morte per la donna in menopausa, superando di gran lunga tutte le forme di neoplasie, compreso il cancro della mammella.

Occhio a ciò che si mangia
Nella scelta degli alimenti è bene privilegiare quelli integrali, poiché più ricchi di fibra alimentare, vitamine e sali minerali. Il principio guida deve essere la varietà con moderazione, tagliando fuori i grassi in eccesso e i cibi troppo salati, bevendo almeno 25 ml di acqua per kg corporeo e privilegiando le spezie.

Per quanto riguarda il trattamento dei sintomi, è essenziale identificare una terapia appropriata e personalizzata in base alle esigenze della donna. Tra le varie terapie utili a risolvere i sintomi connessi alla menopausa, la terapia ormonale sostitutiva può essere d’aiuto e, contemporaneamente, proteggere nei confronti dell’osteoporosi e delle malattie cardiovascolari, se somministrata correttamente, dopo un accurato esame clinico della paziente.

Il decalogo per stare bene in Menopausa
Secondo quanto riporta il settimanale IoDonna, la European Menopause and Andropause Society ha riassunto in dieci punti le linee guida che medico e paziente devono seguire per permettere alle donne di vivere gli anni dalla menopausa in poi in modo sano:

1. Verificare tutta la situazione clinica ai primi sintomi insieme al proprio medico
2. Fare la prima diagnosi in base all’età (più di 45 anni) e all’irregolarità del ciclo; se necessario, eseguire anche dosaggi ormonali
3. Prevedere un probabile andamento della menopausa
4. Consigliare un sano stile di vita (smettere di fumare, fare attività fisica, seguire una dieta sana e mirata)
5. Trattare i sintomi, quando la qualità di vita è compromessa, con terapie ormonali o non ormonali
6. Attenuare i disturbi dell’apparato genitale, come la secchezza, con prodotti per uso locale o sistemico
7. Tutelare le ossa con le terapie specifiche
8. In donne con disturbi ovarici, suggerire la terapia ormonale fino all’età naturale della menopausa
9. Considerare la contraccezione fino a quando la menopausa sarà definitiva
10. Seguire negli anni la salute globale della donna

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Plantari Ostia – Scegli Sanitaria Polaris, scegli il meglio!

Plantari Ostia – Scegli il meglio per te, scegli Sanitaria Polaris Srl!

Il PLANTARE Ortopedico è un presidio ortopedico su misura e viene sviluppato e realizzato secondo le indicazioni della prescrizione medica per l’uso esclusivo di un determinato paziente.

L’aspetto esteriore del plantare è simile a quello di una “soletta”, ma il suo contenuto tecnologico è totalmente differente.

Presso la Sanitaria Polaris Srl di Ostia Lido a Roma realizziamo qualsiasi tipo di ortesi plantare su misura grazie alle migliori tecnologie presenti sul mercato e sempre su base di prescrizione medica, per garantire l’emissione di fattura fiscale per DISPOSITIVO MEDICO su misura detraibile dalle spese sanitarie!

Non fatevi abbindolare da chi vende solette propriocettive o plantari predisposti senza prescrizione medica, sono tutt’altro tipo di cose.

Il plantare su misura viene progettato e realizzato per prevenire, compensare o correggere atteggiamenti posturali – biomeccanici – patologici del piede-caviglia e delle strutture sovra-segmentarie (ginocchia, anca, zona lombare ecc.).

Le problematiche o patologie più frequenti cui i plantari possono dare un importante contributo al miglioramento sono:

Piede Piatto – Pronato del bambino e dell’adulto
Piede Cavo
Alluce valgo
Metatarsalgie e Sindrome di Morton
Fasciti plantari, tallalgie, tallodinie, tendiniti-tendinosi al tendine d’ Achille
Problematiche muscolo-tendinee come quelle al Tibiale Posteriore e Anteriore, e tante altre…

Chiedi informazioni in merito ai Plantari su misura presso il nostro punto vendita di Piazza Vega 9 ad Ostia, sapremo darti le informazioni più preziose grazie ai nostri Tecnici Ortopedici specializzati nella cura del piede.

I Plantari hanno la possibilità di cambiare la biomeccanica dell’apparato locomotore, attraverso il cambiamento delle applicazioni delle forze stesse al suolo, attraverso l’interazione Caviglia-piede-plantare-calzatura-suolo.

Ecco alcune caratteristiche salienti ottenibili da plantari realizzati secondo i nostri standard qualitativi:

Modifica la distribuzione delle forze sulla superficie plantare aumentando la superficie di appoggio del piede per diminuire le forze applicate, più viene aumentata la superficie di appoggio più diminuiscono le forze applicate.
Attraverso la suddetta modalità l’utilizzo di materiali ammortizzanti “scarica” alcune aree della superficie d’appoggio stessa alleggerendo le zone di maggior pressione.
Controlla i movimenti svolti dal piede nel passo e governa i due movimenti fondamentali del piede Pronazione e Supinazione, la loro disfunzionalità è una della cause fondamentali delle problematiche biomeccaniche.
Compensa alterate situazioni meccaniche del piede migliorando la funzionalità delle articolazioni sovrastanti (ginocchia-anca-zona lombare ecc…)

Ricordiamo inoltre che presso la nostra struttura è possibile effettuare SEMPRE l’esame Baropodometrico GRATUITO! Senza obbligo di acquisto plantari!

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Dr. GIBAUD – Articoli elastici per lo sport.

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Linea SportDall’esperienza Dr. GIBAUD, nasce la nuova linea di prodotti elasto-compressivi studiati specificatamente per chi pratica attività sportiva e per tutti coloro che hanno una vita dinamica.

 

 

La compressione sportiva migliora il ritorno venoso riducendo la sensazione di fatica, comprime il corpo muscolare evitando i micro traumi e dona comfort, propriocezione e leggerezza.

 

Un tessuto innovativo

Gibaud Sport utilizza il Tencel®, una fibra di nuova generazione di origine naturale estratta dalla polpa del legno, 100% biodegradabile e di fabbricazione ecoresponsabile, caratterizzata da:

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Diagnosi precoce: lo Screening neonatale esteso anche alle malattie neuromuscolari

Stanziati 4 milioni di euro per allargare lo screening neonatale e diagnosticare precocemente malattie potenzialmente mortali o gravemente disabilitanti

E’ stato approvato nei giorni scorsi un importante emendamento alla Legge di Bilancio, che potrà migliorare la vita di molti piccoli nati con malattie gravi e potenzialmente disabilitanti, che potranno così sperare in cure tempestive, grazie alla possibilità di identificare alcune patologie alla nascita, prima ancora della comparsa dei sintomi.

ALLARGAMENTO DELLO SCREENING GIA’ ESISTENTE – E’ passato infatti alla Commissione Bilancio della Camera l’emendamento Volpi riguardante lo screening neonatale: da oggi questo fondamentale strumento di diagnosi precoce potrà essere esteso anche ad altre patologie neuromuscolari genetiche, immunodeficienze congenite severe e malattie da accumulo lisosomiale. Inoltre l’emendamento prevede una revisione almeno ogni due anni della lista delle patologie da ricercare, in relazione all’evoluzione nel tempo delle evidenze scientifiche in campo diagnostico-terapeutico per le malattie genetiche ereditarie.
Questa importante estensione si aggiunge allo screening neonatale per le malattie metaboliche già introdotto due anni fa con la Legge 167/2016 (cosiddetta ‘Legge Taverna’).

COS’E’ LO SCREENING NEONATALE – Lo screening neonatale è un test non invasivo che viene fatto prelevando una goccia di sangue dal tallone del neonato nelle primissime ore di vita, per rilevare l’eventuale presenza di alcune gravi malattie che si manifestano solo dopo la nascita. Attualmente, secondo la Legge 167/2016, questo test viene effettuato, in tutte le Regioni d’Italia, per oltre 40 malattie metaboliche rare, permettendo di attivare immediatamente le terapie, migliorando l’aspettativa di vita e spesso evitando la morte prematura del piccolo o una gravissima disabilità.
Grazie a questo test si rilevano mediamente, ogni anno, circa 300 bambini affetti da malattie tra cui l’ipotiroidismo congenito, la fenilchetonuria (e varianti), l’iperplasia surrenalica congenita, la fibrosi cistica e molte decine di malattie metaboliche.

LA SODDISFAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI – E’ quindi comprensibile la grande soddisfazione dei promotori dell’iniziativa. Le 16 associazioni e federazioni di pazienti che nei giorni scorsi si erano appellate al Parlamento e al Governo in favore di questo emendamento, sottolineando l’importanza di aver fatto squadra e essersi unite per raggiungere questa importante vittoria di civiltà, fanno fatica a scegliere le parole per esprimere la loro gioia, una soddisfazione che per molti si è manifestata in maniera entusiastica nel momento in cui l’On. Volpi ha fatto sapere che la votazione aveva avuto esito positivo. “Non importa se sono stati stanziati meno fondi di quelli richiesti inizialmente – dicono, parlando della riduzione da 8 a 4 milioni di euro annui – quello che conta è che ora il Ministero avrà la possibilità di inserire nel panel patologie che prima non erano ipotizzabili e che dovrà aggiornarlo ogni due anni; la politica dovrà stare al passo con la scienza, che per fortuna nelle malattie rare sta facendo grandi progressi”.

fonte: Disabili.com

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Ma esiste davvero il Mal d’Ossa?

L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini. Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea…

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L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini.

Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea sulla neoproduzione di questa, con conseguente rarefazione progressiva del tessuto osseo, sono svariate. La forma più frequente è legata al passare degli anni (osteoporosi senile) e a un inevitabile processo di alterazione ossea.

Le donne sono più colpite probabilmente a causa degli squilibri ormonali che subentrano in menopausa.

Di solito si manifesta a livello di corpi vertebrali, ossa della mano e collo del femore (nella foto al microscopio): compito della medicina è di rallentare il processo che nessun farmaco ancora è però capace di bloccare definitivamente.

L’obiettivo degli ausili ortopedici di supporto per l’osteoporosi è cercare di ridurre il più possibile il rischio delle fratture ossee. «Il presidio ortopedico è importante», spiega il dott. Nicola Perrino, tecnico ortopedico e direttore del Centro Ortopedico Rinascita di Cinisello Balsamo (MI), «non solo nell’ambito di un programma terapeutico, ma anche nella prospettiva di un piano preventivo. Se scelti e usati correttamente, i presidi contribuiscono a sostenere in modo efficace il segmento interessato dal cedimento». Dato che la scelta tra i presidi in commercio è vasta, tra i fattori che determinano la scelta di un ausilio rispetto a un altro occorre tenere conto anzitutto dell’entità della patologia, della sintomatologia, della morfologia del paziente, dell’età, del grado di tollerabilità e dell’autonomia del paziente. «È anche necessaria», sottolinea Perrino, «un’adeguata conoscenza tecnica da parte del medico proscrittore e di tutte le figure professionali che ruotano attorno al paziente, perché solo se lo specialista, il tecnico ortopedico e il fisioterapista operano in sinergia è possibile ottenere buoni risultati».

Quali tutori?
I presidi con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti più in uso in questi casi sono:
• ortesi per il piede – plantari e/o scarpe, utili per conferire stabilità e ridurre l’urto del tallone al suolo, limitando i microtraumi, principali cause delle fratture;
• tutori per il ginocchio – alla comparsa di alterazioni dell’asse femoro-tibiale, questi tutori permettono di creare una forza di spinta per ridurre il valgismo o il varismo delle ginocchia;
• tutori per l’anca – proteggono un’area che, se sottoposta a forti urti, potrebbe fratturarsi; hanno anche la funzione di scarico, per gravare sulla colonna vertebrale;
• tutori per il polso – sostengono un’articolazione che deve sopportare forti sollecitazioni e la proteggono da fratture dovute alla compressione che può determinarsi tra un osso e l’altro;
• tra i presidi più usati con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti vi sono le ortesi per il tronco, ossia busti e corsetti.

«Busti e corsetti si differenziano per tipo e struttura, ma in generale oggi sono più leggeri rispetto al passato e sono costruiti con materiali innovativi. Il costruttore deve rispettare tre regole fondamentali: la gravità, le tre spinte e i punti di applicazione. In un corsetto, lo scarico a terra nell’azione antigravitaria è realizzato in modo indiretto, sfruttando le ali iliache e trasmettendo il carico a terra attraverso le gambe. Per raddrizzare una curva o allineare due segmenti contigui angolati tra loro servono invece tre spinte: la prima esterna dalla parte della convessità, le altre due contrarie, più lontane possibili e d’intensità pari a metà della prima. Per ottenere un’elongazione del tronco dal basso verso l’alto bisogna tenere conto dei punti di applicazione, ossia avere un punto di contrascesa (che impedisca al busto di salire), un punto di contro discesa (per evitare che il tutore scenda) e punti di contro rotazione, per evitare che il tutore ruoti vanificando la sua efficacia o, peggio, creando danni».
Il trattamento ortesico nel tratto lombare, uno dei più colpiti dalla malattia, è ridurre o annullare il dolore: ciò è possibile se si esercitano l’elongazione, l’estensione e l’immobilizzazione del segmento interessato. Si tratta senza dubbio del tratto della colonna vertebrale più soggetto a disturbi e degenerazioni, sia perché è destinato a sopportare il maggior carico sia perché è sottoposto a maggiori escursioni articolari».

«La soluzione ortesica», prosegue il dott. Perrino, «va valutata anche in base alle caratteristiche del fisico di ciascun paziente e va costruita tenendo conto delle problematiche specifiche. L’osteoporosi interessa generalmente più vertebre, in prevalenza con cedimenti a cuneo con base posteriore (cifotizzanti), dislocati spesso nel tratto dorso-lombare. Il corsetto, in questi casi, va pensato come dispositivo per fare ginnastica e memorizzare un assetto posturale migliore, naturalmente da usare part time».

I tradizionali busti in stoffa e stecche, però, non sono indicati perché il loro punto di applicazione è troppo basso e si rischia di accentuare la curva cifotica. I busti iperestensori a tre punti, invece, sono utili per trattamenti temporanei post-fratturativi, tuttavia sono poco indicati in caso di modificazioni strutturate del rachide e per l’uso a tempo indeterminato da parte del paziente. I busti iperestensori vertebrali (a tre punti), infatti, sono nati come dispositivi da Pronto soccorso per il trattamento di fratture traumatiche in soggetti morfologicamente normali. Questo tipo di busti si adatta male a donne anziane con morfologia deformata da cedimenti osteoporotici.

Questi busti, infatti, non rispettano le regole generali: sono sprovvisti dei punti di contrascesa e controdiscesa, vanno continuamente riassestati e da seduti salgono fino alla zona giugulare, diventando difficili da indossare da parte di pazienti con gravi cifosi.
«Il busto ideale per il trattamento di queste patologie», puntualizza Nicola Perrino, «deve invece esercitare una congrua presa di bacino (senza questa nessun busto è efficace) e sviluppare un’azione elongativa e un’altra in iperestensione. L’elongazione e l’iperestensione blanda si raggiungono attraverso una stimolazione sottoascellare e una corretta presa di bacino. Quest’ultima, se realizzata in modo corretto, impedisce al busto di scendere, consente l’elongazione e diventa base portante del rachide».

Una colonna osteoporotica, però, ha bisogno del giusto sostegno, ma deve anche poter praticare movimento: non va assolutamente immobilizzata. Nel progettare un busto bisogna pensare di far lavorare la muscolatura, per scaricare la struttura ossea sgravandola da un carico eccessivo rispetto alle proprie capacità di sostegno. Il busto modulare con stimolatori ascellari è la soluzione ottimale, perché sostiene senza bloccare. È costruito in materiale plastico, dunque è leggero e flessibile. I tempi di produzione medi sono di due o tre giorni.

Un’ultima considerazione. «Può accadere che, nonostante le corrette indicazioni, l’ortesi non funzioni», conclude Perrino. «Spesso si riscontra che l’ortesi è stata eseguita, montata o regolata male, dunque va modificata o rifatta».

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Vesciche: come si formano e come eliminarle…

Vesciche: come si formano e come eliminarle…

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«Le vesciche sono l’esito dello strofinamento tra piede e calzatura. Questo stress meccanico dà vita a un processo infiammatorio a seguito del quale, tra derma e epidermide, si forma una raccolta di liquido (siero) che origina la bolla», spiega il podologo Arcangelo Marseglia. Ma non è tanto la presenza della bolla in sé a provocare dolore, quanto il fatto «che si manifesti in zone di inevitabile contatto con le scarpe, come il tallone o l’estremità delle dita». Se la vescica si è già formata si può intervenire con una procedura molto semplice, suggerita dal nostro esperto, che permetterà la guarigione della lacerazione in tre giorni, a patto evitare scarpe troppo strette o di indossarle senza calzini.

 

Con un dischetto di cotone imbevuto di liquido a base di cloruro di benzalconio, disinfetta la vescica.

Buca la bolla con un ago sterile (va bene anche quello monouso della siringa per insulina). Se la pelle è particolarmente spessa sarà necessario effettuare più punture.

Fai pressione con una garza sulla bolla, in modo da far uscire tutto il siero.

Disinfetta nuovamente la vescica e coprila con una garza. È sconsigliato mettere un cerotto poiché stimola la formazione di umidità, sfavorendo la cicatrizzazione della ferita.

 

L’ideale è affidarsi ad una medicazione avanzata specifica, ad uso professionale, per una guarigione perfetta!

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RUMORE AL MOVIMENTO DEL GINOCCHIO – Perchè succede?

Le ginocchia a volte fanno rumore
Molto spesso le ginocchia scricchiolano senza apparente motivo, non si riesce a rintracciare la causa dei rumore durante il movimento. In molti casi non c’è bisogno di dare molta importanza alla cosa.

Il crepitio, a volte indicato come crepitazione, è un termine usato in semeiotica per descrivere i rumori percepiti come rumore crepitante o di sfregamento muovendo ossa fratturate o articolazioni artrosiche. Possono essere percepiti rumori secchi all’interno del ginocchio ad ogni età ma la cosa diventa più frequente in età avanzata.

Molte persone sentono uno strano rumore al ginocchio senza dolore, in alcuni casi i rumori vengono descritti come dei “pop” o dei “crack”. Questi rumori si sentono quando il ginocchio viene flesso come durante alcuni esercizi come lo squat o durante un movimento completo di flessione. In generale si deve dare poca importanza a rumori al ginocchio che non si associano a dolore.

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Perché le ginocchia fanno rumore
il rumore al ginocchio al piegamento del ginocchio è determinato principalmente da due cause

La cartilagine che è il tessuto che ricopre le ossa a livello delle articolazioni può alterarsi scoprendo alcune zone. In flessione e sotto sforzo o dopo essere stati a lungo in piedi sedendosi, lo scorrimento articolare sopra queste aree corrugate provoca rumore (come un asfalto invecchiato determina più rumore allo scorrimento degli pneumatici delle auto);
il legamenti del ginocchio sono un’altra motivazione al rumore al specie al rumore dietro al ginocchio che è dato dallo schioccare dei legamenti durante il movimento. I legamenti sono “corde” che stabilizzano l’articolazione, in alcuni casi nel passaggio da una posizione all’altra “scattano” facendo rumore sport-riscaldamento-trauma
la presenza di aree di cavitazione o vuoto determinato dal movimento articolare che “scoppiano” come bolle.
Se il ginocchio fa rumore e questo è associato a dolore forse andrebbe visto da un ortopedico.

Il rumore secco al ginocchio se associato a dolore può essere segno di alcune patologie

Rottura meniscale
il menisco (in ogni ginocchio ci sono due menischi) è una struttura “gommosa” a forma di C che si frappone tra la tibia ed il femore per favorire lo scorrimento delle ossa durante la flessione. Si comporta anche come “ammortizzatore” del carico consentendo che venga “spalmato” su una area maggiore.

Le rotture del menisco vengono provocate da torsioni e traumi sportivi. In alcuni casi sono rotture legate all’usura legata all’invecchiamento.

Rottura della cartilagine
la cartilagine può danneggiarsi in seguito a trauma ed un suo frammento può staccarsi e spostarsi all’interno del ginocchio. In genere un ginocchio che subisce un trauma reagisce gonfiandosi e bloccandosi. La cartilagine si può frammentare oltre che per trauma anche in seguito allo sviluppo di una artrosi. La causa più frequente di scricchiolio al ginocchio è l’artrosi che in genere colpisce durante la mezza età ma non si può escludere in età più giovanile.

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Consigli per la salute del ginocchio: rumori-ginocchio
Esercizio regolare per rinforzare i muscoli della coscia e della gamba. Utilissimi gli esercizi con le bande elastiche o anche lo squat (ben eseguito) e gli affondi. Serie evidenze scientifiche vantano molto l’esercizio del salire e scendere le scale e la bicicletta;
esercizi di riscaldamento prima di fare sport. Un regolare e valido riscaldamento previene gli infortuni sportivi;
mantenere il ginocchio in movimento. Esercizi di stretching dinamico e stretching statico dopo l’esercizio sportivo favoriscono la funzione muscolare e riducono i traumi. Se sei in piena forma esegui un prolungato workouts;
la scarpa per lo sport deve essere nuova, adatta al piede ed in perfetta condizione;
controllare il proprio peso corporeo e adattare gli esercizi alla diversa forma fisica riduce lo stress delle ginocchia. L’obesità è il principale fattore di rischio nello sviluppo dell’artrosi di ginocchio.

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THERA-BAND: IN FORMA CON L’ELASTICO

Thera-Band: In forma con l’elastico

Thera-Band sono senza dubbio l’attrezzo di allenamento più amato: utilizzato dagli atleti professionisti, nei programmi fitness e in ambito riabilitativo, agevolano il training individuale. Mediante svariate praticate, possono essere allenati tutti i muscoli del corpo, potenziando la mobilità in modo efficace. Di seguito, ti spieghiamo quali sono le bande elastiche più adatte e le loro modalità di impiego.

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THERA-BAND VERSATILI PER IL TUO PERSONALE PROGRAMMA DI ALLENAMENTO

Prima dell’allenamento, occorre innanzitutto scegliere l’elastico più adeguato. I diversi colori indicano la forza necessaria per tenderli: è consigliabile iniziare con le bande gialle o rosse e svolgere i singoli esercizi 15-20 volte, senza eccedere nello sforzo. Se l’impegno richiesto è insostenibile e riesci a svolgere solo poche ripetizioni, è opportuno scegliere un elastico più semplice da tendere: viceversa, se il completamento delle serie risulta agevole, puoi passare a un Thera-Band più resistente o aumentare il numero delle ripetizioni.

Le bande di livello superiore sono di colore verde e blu, mentre quelle più estreme sono nere, argento e oro: queste ultime, però, vengono utilizzate solo nelle discipline agonistiche di alto livello e sono troppo impegnative per l’utilizzo domestico e quotidiano. Infine, occorre scegliere tra il classico elastico ad estremità libere e un band loop circolare: entrambi presentano vantaggi e svantaggi in virtù degli esercizi praticati.

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TRASFORMA IL TUO SOGGIORNO IN UNA PALESTRA

L’elastico classico è particolarmente adatto agli esercizi per il potenziamento di bicipiti, tricipiti, spalle e schiena, grazie alla possibilità di allungarlo con una maggiore estensione. Una delle pratiche più apprezzate prevede il sollevamento delle braccia con i piedi posizionati sulla banda elastica, mentre le mani ne afferrano le estremità: gli arti superiori possono essere distesi o flessi verso l’alto e sollevati in avanti, lateralmente o dietro il corpo a seconda del muscolo da allenare.

La fascia può essere utilizzata anche con il classico sit up per il potenziamento di schiena e addome: portando le gambe verso il petto in posizione supina, la banda viene posizionata sotto i piedi e tirata dietro la testa. In questo modo si crea una resistenza per il rafforzamento dei muscoli anche nel movimento di discesa del busto.

TROVATE IL PRODOTTO A QUESTO LINK: https://www.sanitariapolaris.it/prodotto/thera-band/

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L’alluce valgo: come viene e che cosa si può fare

Più di un terzo delle donne italiane soffre di questo fastidioso disturbo, complici calzature inadeguate, unite a una predisposizione individuale. Ma non tutte le deformità sono uguali e non esiste una soluzione che vada bene per tutti

Che cos’è

L’alluce valgo – spiega Angelo Chessa, responsabile dell’Unità di chirurgia del piede dell’Ospedale San Paolo di Milano – è una deformità della parte anteriore del piede conseguenza di una deviazione del primo dito (alluce) verso le altre dita del piede. Questo spostamento causa un tipico rigonfiamento laterale a livello della testa del primo metatarso. L’angolo tra il metatarso dell’alluce e quello del secondo dito si modifica progressivamente, con spostamento della base dell’alluce verso l’esterno. Nel corso degli anni si possono instaurare anche deformità delle altre dita e forti dolori al piede (metatarsalgie).

È del 40% la diffusione dell’alluce valgo nelle donne. 75% sono invece i casi in cui l’alluce valgo riguarda entrambi i piedi.

(illustrazione di Mirko Tangherlini)
La causa più frequente dell’insorgere dell’alluce valgo è spesso l’utilizzo di calzature non adatte (scarpe a punta e con tacchi alti), perché quando il piede nudo è appoggiato al suolo il carico è diviso per il 55% sul tallone e per il 45% sulle dita; con un tacco di 2 cm il carico si equilibra al 50% tra tallone e dita, ma con un tacco di 9 cm il carico grava per l’80% sull’avampiede per il 20% sul tallone. E quando la calzatura con tacco alto ha anche la punta stretta, l’alluce e il 5° dito vengono spinti verso il centro del piede, cioè in una posizione «in valgo» per l’alluce.
(illustrazione di Mirko Tangherlini)

I sintomi

La progressiva modificazione dell’angolazione dell’alluce può provocare diversi disturbi: nelle forme iniziali si infiamma il 1° metatarso e si instaura un tipico rigonfiamento sul lato interno del piede, la cosiddetta “cipolla” (testa del metatarso), che può arrossarsi e gonfiarsi. Il paziente avverte dolore, soprattutto in seguito allo sfregamento con le scarpe. Nelle forme avanzate la deviazione dell’alluce diventa sempre più marcata e ne risentono anche le altre dita del piede. Dal calcagno e dalle teste di 1° e 5° metatarso il carico si trasferisce su 2°, 3° e 4° metatarso provocando dolore (metatarsalgie) e ulteriori deformità (dita a martello).

Le cure

Nelle forme iniziali, se si interviene in tempo, l’uso di un plantare può evitare peggioramenti, ma non può far regredire la patologia.

Utili anche i divaricatori notturni, che bloccano molto il peggioramento della patologia sfruttando le ore in cui il piede non è costretto nelle calzature.

Li potete trovare qui: https://www.sanitariapolaris.it/prodotto/fascia-notturna-per-alluce-valgo/

Le deformità dell’alluce , una volta prodotte, possono essere corrette solo con l’intervento chirurgico. Le tecniche sono moltissime e la scelta dipende molto dal singolo caso: bisogna individuare la procedura chirurgica più indicata per ogni tipo di paziente e di alluce valgo, definita in base a diversi parametri tra cui età del paziente, entità della deformità, condizioni generali e locali del piede, presenza di deformità alle altre dita, ecc.

In caso di operazioni chirurgiche invece dopo è obbligatorio portare una scarpa post-operatoria…

La più moderna ed utilizzata è la Podalux, che potete visonare qui: https://www.sanitariapolaris.it/prodotto/scarpa-postoperatoria-podalux-light/

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I traumi distorsivi di caviglia – Come curarli?

I traumi distorsivi di caviglia hanno un’evoluzione positiva con un recupero completo delle attività precedenti al trauma nella maggior parte dei casi (circa 80%).

Il ritorno all’attività sportiva può variare dalle 4 alle 8 settimane a seconda della gravità della lesione. Fattore imprescindibile per un recupero completo, in particolare nelle distorsioni di grado 2 e 3, è l’attuazione di un adeguato programma riabilitativo (per maggiori informazioni sul trattamento riabilitativo dopo una distorsione di caviglia clicca QUI). Una mancata o incompleta riabilitazione è la causa più comune di dolore e instabilità cronici. Una scarsa assiduità del paziente nel praticare esercizi di rinforzo muscolare e propriocettivi può condurre a nuovi episodi distorsivi e nei casi più gravi alla necessità di intervenire chirurgicamente.

Se dopo una distorsione il dolore continua per oltre 6 settimane, si parla di lesione cronica. Attività che possono peggiorare questo dolore sono il camminare o correre su terreni sconnessi, o praticare sport che comportino movimenti rotatori e cambi di direzione (es. tennis, calcio, basket).

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PREVENZIONE

Il modo migliore di prevenire una distorsione di caviglia è mantenere una buona forza muscolare, un buon equilibrio e flessibilità articolare.

Le seguenti precauzioni possono essere d’aiuto nella prevenzione:

Riscaldarsi adeguatamente prima di un’attività sportiva
Prestare attenzione quando di cammina o si corre su terreni irregolari
Indossare calzature adeguate per l’attività praticata
Rallentare il ritmo o cessare l’attività quando si percepisce dolore o affaticamento

MANTENIMENTO

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