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Ma esiste davvero il Mal d’Ossa?

L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini. Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea…

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L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini.

Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea sulla neoproduzione di questa, con conseguente rarefazione progressiva del tessuto osseo, sono svariate. La forma più frequente è legata al passare degli anni (osteoporosi senile) e a un inevitabile processo di alterazione ossea.

Le donne sono più colpite probabilmente a causa degli squilibri ormonali che subentrano in menopausa.

Di solito si manifesta a livello di corpi vertebrali, ossa della mano e collo del femore (nella foto al microscopio): compito della medicina è di rallentare il processo che nessun farmaco ancora è però capace di bloccare definitivamente.

L’obiettivo degli ausili ortopedici di supporto per l’osteoporosi è cercare di ridurre il più possibile il rischio delle fratture ossee. «Il presidio ortopedico è importante», spiega il dott. Nicola Perrino, tecnico ortopedico e direttore del Centro Ortopedico Rinascita di Cinisello Balsamo (MI), «non solo nell’ambito di un programma terapeutico, ma anche nella prospettiva di un piano preventivo. Se scelti e usati correttamente, i presidi contribuiscono a sostenere in modo efficace il segmento interessato dal cedimento». Dato che la scelta tra i presidi in commercio è vasta, tra i fattori che determinano la scelta di un ausilio rispetto a un altro occorre tenere conto anzitutto dell’entità della patologia, della sintomatologia, della morfologia del paziente, dell’età, del grado di tollerabilità e dell’autonomia del paziente. «È anche necessaria», sottolinea Perrino, «un’adeguata conoscenza tecnica da parte del medico proscrittore e di tutte le figure professionali che ruotano attorno al paziente, perché solo se lo specialista, il tecnico ortopedico e il fisioterapista operano in sinergia è possibile ottenere buoni risultati».

Quali tutori?
I presidi con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti più in uso in questi casi sono:
• ortesi per il piede – plantari e/o scarpe, utili per conferire stabilità e ridurre l’urto del tallone al suolo, limitando i microtraumi, principali cause delle fratture;
• tutori per il ginocchio – alla comparsa di alterazioni dell’asse femoro-tibiale, questi tutori permettono di creare una forza di spinta per ridurre il valgismo o il varismo delle ginocchia;
• tutori per l’anca – proteggono un’area che, se sottoposta a forti urti, potrebbe fratturarsi; hanno anche la funzione di scarico, per gravare sulla colonna vertebrale;
• tutori per il polso – sostengono un’articolazione che deve sopportare forti sollecitazioni e la proteggono da fratture dovute alla compressione che può determinarsi tra un osso e l’altro;
• tra i presidi più usati con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti vi sono le ortesi per il tronco, ossia busti e corsetti.

«Busti e corsetti si differenziano per tipo e struttura, ma in generale oggi sono più leggeri rispetto al passato e sono costruiti con materiali innovativi. Il costruttore deve rispettare tre regole fondamentali: la gravità, le tre spinte e i punti di applicazione. In un corsetto, lo scarico a terra nell’azione antigravitaria è realizzato in modo indiretto, sfruttando le ali iliache e trasmettendo il carico a terra attraverso le gambe. Per raddrizzare una curva o allineare due segmenti contigui angolati tra loro servono invece tre spinte: la prima esterna dalla parte della convessità, le altre due contrarie, più lontane possibili e d’intensità pari a metà della prima. Per ottenere un’elongazione del tronco dal basso verso l’alto bisogna tenere conto dei punti di applicazione, ossia avere un punto di contrascesa (che impedisca al busto di salire), un punto di contro discesa (per evitare che il tutore scenda) e punti di contro rotazione, per evitare che il tutore ruoti vanificando la sua efficacia o, peggio, creando danni».
Il trattamento ortesico nel tratto lombare, uno dei più colpiti dalla malattia, è ridurre o annullare il dolore: ciò è possibile se si esercitano l’elongazione, l’estensione e l’immobilizzazione del segmento interessato. Si tratta senza dubbio del tratto della colonna vertebrale più soggetto a disturbi e degenerazioni, sia perché è destinato a sopportare il maggior carico sia perché è sottoposto a maggiori escursioni articolari».

«La soluzione ortesica», prosegue il dott. Perrino, «va valutata anche in base alle caratteristiche del fisico di ciascun paziente e va costruita tenendo conto delle problematiche specifiche. L’osteoporosi interessa generalmente più vertebre, in prevalenza con cedimenti a cuneo con base posteriore (cifotizzanti), dislocati spesso nel tratto dorso-lombare. Il corsetto, in questi casi, va pensato come dispositivo per fare ginnastica e memorizzare un assetto posturale migliore, naturalmente da usare part time».

I tradizionali busti in stoffa e stecche, però, non sono indicati perché il loro punto di applicazione è troppo basso e si rischia di accentuare la curva cifotica. I busti iperestensori a tre punti, invece, sono utili per trattamenti temporanei post-fratturativi, tuttavia sono poco indicati in caso di modificazioni strutturate del rachide e per l’uso a tempo indeterminato da parte del paziente. I busti iperestensori vertebrali (a tre punti), infatti, sono nati come dispositivi da Pronto soccorso per il trattamento di fratture traumatiche in soggetti morfologicamente normali. Questo tipo di busti si adatta male a donne anziane con morfologia deformata da cedimenti osteoporotici.

Questi busti, infatti, non rispettano le regole generali: sono sprovvisti dei punti di contrascesa e controdiscesa, vanno continuamente riassestati e da seduti salgono fino alla zona giugulare, diventando difficili da indossare da parte di pazienti con gravi cifosi.
«Il busto ideale per il trattamento di queste patologie», puntualizza Nicola Perrino, «deve invece esercitare una congrua presa di bacino (senza questa nessun busto è efficace) e sviluppare un’azione elongativa e un’altra in iperestensione. L’elongazione e l’iperestensione blanda si raggiungono attraverso una stimolazione sottoascellare e una corretta presa di bacino. Quest’ultima, se realizzata in modo corretto, impedisce al busto di scendere, consente l’elongazione e diventa base portante del rachide».

Una colonna osteoporotica, però, ha bisogno del giusto sostegno, ma deve anche poter praticare movimento: non va assolutamente immobilizzata. Nel progettare un busto bisogna pensare di far lavorare la muscolatura, per scaricare la struttura ossea sgravandola da un carico eccessivo rispetto alle proprie capacità di sostegno. Il busto modulare con stimolatori ascellari è la soluzione ottimale, perché sostiene senza bloccare. È costruito in materiale plastico, dunque è leggero e flessibile. I tempi di produzione medi sono di due o tre giorni.

Un’ultima considerazione. «Può accadere che, nonostante le corrette indicazioni, l’ortesi non funzioni», conclude Perrino. «Spesso si riscontra che l’ortesi è stata eseguita, montata o regolata male, dunque va modificata o rifatta».

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Vesciche: come si formano e come eliminarle…

Vesciche: come si formano e come eliminarle…

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«Le vesciche sono l’esito dello strofinamento tra piede e calzatura. Questo stress meccanico dà vita a un processo infiammatorio a seguito del quale, tra derma e epidermide, si forma una raccolta di liquido (siero) che origina la bolla», spiega il podologo Arcangelo Marseglia. Ma non è tanto la presenza della bolla in sé a provocare dolore, quanto il fatto «che si manifesti in zone di inevitabile contatto con le scarpe, come il tallone o l’estremità delle dita». Se la vescica si è già formata si può intervenire con una procedura molto semplice, suggerita dal nostro esperto, che permetterà la guarigione della lacerazione in tre giorni, a patto evitare scarpe troppo strette o di indossarle senza calzini.

 

Con un dischetto di cotone imbevuto di liquido a base di cloruro di benzalconio, disinfetta la vescica.

Buca la bolla con un ago sterile (va bene anche quello monouso della siringa per insulina). Se la pelle è particolarmente spessa sarà necessario effettuare più punture.

Fai pressione con una garza sulla bolla, in modo da far uscire tutto il siero.

Disinfetta nuovamente la vescica e coprila con una garza. È sconsigliato mettere un cerotto poiché stimola la formazione di umidità, sfavorendo la cicatrizzazione della ferita.

 

L’ideale è affidarsi ad una medicazione avanzata specifica, ad uso professionale, per una guarigione perfetta!

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RUMORE AL MOVIMENTO DEL GINOCCHIO – Perchè succede?

Le ginocchia a volte fanno rumore
Molto spesso le ginocchia scricchiolano senza apparente motivo, non si riesce a rintracciare la causa dei rumore durante il movimento. In molti casi non c’è bisogno di dare molta importanza alla cosa.

Il crepitio, a volte indicato come crepitazione, è un termine usato in semeiotica per descrivere i rumori percepiti come rumore crepitante o di sfregamento muovendo ossa fratturate o articolazioni artrosiche. Possono essere percepiti rumori secchi all’interno del ginocchio ad ogni età ma la cosa diventa più frequente in età avanzata.

Molte persone sentono uno strano rumore al ginocchio senza dolore, in alcuni casi i rumori vengono descritti come dei “pop” o dei “crack”. Questi rumori si sentono quando il ginocchio viene flesso come durante alcuni esercizi come lo squat o durante un movimento completo di flessione. In generale si deve dare poca importanza a rumori al ginocchio che non si associano a dolore.

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Perché le ginocchia fanno rumore
il rumore al ginocchio al piegamento del ginocchio è determinato principalmente da due cause

La cartilagine che è il tessuto che ricopre le ossa a livello delle articolazioni può alterarsi scoprendo alcune zone. In flessione e sotto sforzo o dopo essere stati a lungo in piedi sedendosi, lo scorrimento articolare sopra queste aree corrugate provoca rumore (come un asfalto invecchiato determina più rumore allo scorrimento degli pneumatici delle auto);
il legamenti del ginocchio sono un’altra motivazione al rumore al specie al rumore dietro al ginocchio che è dato dallo schioccare dei legamenti durante il movimento. I legamenti sono “corde” che stabilizzano l’articolazione, in alcuni casi nel passaggio da una posizione all’altra “scattano” facendo rumore sport-riscaldamento-trauma
la presenza di aree di cavitazione o vuoto determinato dal movimento articolare che “scoppiano” come bolle.
Se il ginocchio fa rumore e questo è associato a dolore forse andrebbe visto da un ortopedico.

Il rumore secco al ginocchio se associato a dolore può essere segno di alcune patologie

Rottura meniscale
il menisco (in ogni ginocchio ci sono due menischi) è una struttura “gommosa” a forma di C che si frappone tra la tibia ed il femore per favorire lo scorrimento delle ossa durante la flessione. Si comporta anche come “ammortizzatore” del carico consentendo che venga “spalmato” su una area maggiore.

Le rotture del menisco vengono provocate da torsioni e traumi sportivi. In alcuni casi sono rotture legate all’usura legata all’invecchiamento.

Rottura della cartilagine
la cartilagine può danneggiarsi in seguito a trauma ed un suo frammento può staccarsi e spostarsi all’interno del ginocchio. In genere un ginocchio che subisce un trauma reagisce gonfiandosi e bloccandosi. La cartilagine si può frammentare oltre che per trauma anche in seguito allo sviluppo di una artrosi. La causa più frequente di scricchiolio al ginocchio è l’artrosi che in genere colpisce durante la mezza età ma non si può escludere in età più giovanile.

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Consigli per la salute del ginocchio: rumori-ginocchio
Esercizio regolare per rinforzare i muscoli della coscia e della gamba. Utilissimi gli esercizi con le bande elastiche o anche lo squat (ben eseguito) e gli affondi. Serie evidenze scientifiche vantano molto l’esercizio del salire e scendere le scale e la bicicletta;
esercizi di riscaldamento prima di fare sport. Un regolare e valido riscaldamento previene gli infortuni sportivi;
mantenere il ginocchio in movimento. Esercizi di stretching dinamico e stretching statico dopo l’esercizio sportivo favoriscono la funzione muscolare e riducono i traumi. Se sei in piena forma esegui un prolungato workouts;
la scarpa per lo sport deve essere nuova, adatta al piede ed in perfetta condizione;
controllare il proprio peso corporeo e adattare gli esercizi alla diversa forma fisica riduce lo stress delle ginocchia. L’obesità è il principale fattore di rischio nello sviluppo dell’artrosi di ginocchio.

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THERA-BAND: IN FORMA CON L’ELASTICO

Thera-Band: In forma con l’elastico

Thera-Band sono senza dubbio l’attrezzo di allenamento più amato: utilizzato dagli atleti professionisti, nei programmi fitness e in ambito riabilitativo, agevolano il training individuale. Mediante svariate praticate, possono essere allenati tutti i muscoli del corpo, potenziando la mobilità in modo efficace. Di seguito, ti spieghiamo quali sono le bande elastiche più adatte e le loro modalità di impiego.

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THERA-BAND VERSATILI PER IL TUO PERSONALE PROGRAMMA DI ALLENAMENTO

Prima dell’allenamento, occorre innanzitutto scegliere l’elastico più adeguato. I diversi colori indicano la forza necessaria per tenderli: è consigliabile iniziare con le bande gialle o rosse e svolgere i singoli esercizi 15-20 volte, senza eccedere nello sforzo. Se l’impegno richiesto è insostenibile e riesci a svolgere solo poche ripetizioni, è opportuno scegliere un elastico più semplice da tendere: viceversa, se il completamento delle serie risulta agevole, puoi passare a un Thera-Band più resistente o aumentare il numero delle ripetizioni.

Le bande di livello superiore sono di colore verde e blu, mentre quelle più estreme sono nere, argento e oro: queste ultime, però, vengono utilizzate solo nelle discipline agonistiche di alto livello e sono troppo impegnative per l’utilizzo domestico e quotidiano. Infine, occorre scegliere tra il classico elastico ad estremità libere e un band loop circolare: entrambi presentano vantaggi e svantaggi in virtù degli esercizi praticati.

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TRASFORMA IL TUO SOGGIORNO IN UNA PALESTRA

L’elastico classico è particolarmente adatto agli esercizi per il potenziamento di bicipiti, tricipiti, spalle e schiena, grazie alla possibilità di allungarlo con una maggiore estensione. Una delle pratiche più apprezzate prevede il sollevamento delle braccia con i piedi posizionati sulla banda elastica, mentre le mani ne afferrano le estremità: gli arti superiori possono essere distesi o flessi verso l’alto e sollevati in avanti, lateralmente o dietro il corpo a seconda del muscolo da allenare.

La fascia può essere utilizzata anche con il classico sit up per il potenziamento di schiena e addome: portando le gambe verso il petto in posizione supina, la banda viene posizionata sotto i piedi e tirata dietro la testa. In questo modo si crea una resistenza per il rafforzamento dei muscoli anche nel movimento di discesa del busto.

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L’alluce valgo: come viene e che cosa si può fare

Più di un terzo delle donne italiane soffre di questo fastidioso disturbo, complici calzature inadeguate, unite a una predisposizione individuale. Ma non tutte le deformità sono uguali e non esiste una soluzione che vada bene per tutti

Che cos’è

L’alluce valgo – spiega Angelo Chessa, responsabile dell’Unità di chirurgia del piede dell’Ospedale San Paolo di Milano – è una deformità della parte anteriore del piede conseguenza di una deviazione del primo dito (alluce) verso le altre dita del piede. Questo spostamento causa un tipico rigonfiamento laterale a livello della testa del primo metatarso. L’angolo tra il metatarso dell’alluce e quello del secondo dito si modifica progressivamente, con spostamento della base dell’alluce verso l’esterno. Nel corso degli anni si possono instaurare anche deformità delle altre dita e forti dolori al piede (metatarsalgie).

È del 40% la diffusione dell’alluce valgo nelle donne. 75% sono invece i casi in cui l’alluce valgo riguarda entrambi i piedi.

(illustrazione di Mirko Tangherlini)
La causa più frequente dell’insorgere dell’alluce valgo è spesso l’utilizzo di calzature non adatte (scarpe a punta e con tacchi alti), perché quando il piede nudo è appoggiato al suolo il carico è diviso per il 55% sul tallone e per il 45% sulle dita; con un tacco di 2 cm il carico si equilibra al 50% tra tallone e dita, ma con un tacco di 9 cm il carico grava per l’80% sull’avampiede per il 20% sul tallone. E quando la calzatura con tacco alto ha anche la punta stretta, l’alluce e il 5° dito vengono spinti verso il centro del piede, cioè in una posizione «in valgo» per l’alluce.
(illustrazione di Mirko Tangherlini)

I sintomi

La progressiva modificazione dell’angolazione dell’alluce può provocare diversi disturbi: nelle forme iniziali si infiamma il 1° metatarso e si instaura un tipico rigonfiamento sul lato interno del piede, la cosiddetta “cipolla” (testa del metatarso), che può arrossarsi e gonfiarsi. Il paziente avverte dolore, soprattutto in seguito allo sfregamento con le scarpe. Nelle forme avanzate la deviazione dell’alluce diventa sempre più marcata e ne risentono anche le altre dita del piede. Dal calcagno e dalle teste di 1° e 5° metatarso il carico si trasferisce su 2°, 3° e 4° metatarso provocando dolore (metatarsalgie) e ulteriori deformità (dita a martello).

Le cure

Nelle forme iniziali, se si interviene in tempo, l’uso di un plantare può evitare peggioramenti, ma non può far regredire la patologia.

Utili anche i divaricatori notturni, che bloccano molto il peggioramento della patologia sfruttando le ore in cui il piede non è costretto nelle calzature.

Li potete trovare qui: https://www.sanitariapolaris.it/prodotto/fascia-notturna-per-alluce-valgo/

Le deformità dell’alluce , una volta prodotte, possono essere corrette solo con l’intervento chirurgico. Le tecniche sono moltissime e la scelta dipende molto dal singolo caso: bisogna individuare la procedura chirurgica più indicata per ogni tipo di paziente e di alluce valgo, definita in base a diversi parametri tra cui età del paziente, entità della deformità, condizioni generali e locali del piede, presenza di deformità alle altre dita, ecc.

In caso di operazioni chirurgiche invece dopo è obbligatorio portare una scarpa post-operatoria…

La più moderna ed utilizzata è la Podalux, che potete visonare qui: https://www.sanitariapolaris.it/prodotto/scarpa-postoperatoria-podalux-light/

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I traumi distorsivi di caviglia – Come curarli?

I traumi distorsivi di caviglia hanno un’evoluzione positiva con un recupero completo delle attività precedenti al trauma nella maggior parte dei casi (circa 80%).

Il ritorno all’attività sportiva può variare dalle 4 alle 8 settimane a seconda della gravità della lesione. Fattore imprescindibile per un recupero completo, in particolare nelle distorsioni di grado 2 e 3, è l’attuazione di un adeguato programma riabilitativo (per maggiori informazioni sul trattamento riabilitativo dopo una distorsione di caviglia clicca QUI). Una mancata o incompleta riabilitazione è la causa più comune di dolore e instabilità cronici. Una scarsa assiduità del paziente nel praticare esercizi di rinforzo muscolare e propriocettivi può condurre a nuovi episodi distorsivi e nei casi più gravi alla necessità di intervenire chirurgicamente.

Se dopo una distorsione il dolore continua per oltre 6 settimane, si parla di lesione cronica. Attività che possono peggiorare questo dolore sono il camminare o correre su terreni sconnessi, o praticare sport che comportino movimenti rotatori e cambi di direzione (es. tennis, calcio, basket).

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PREVENZIONE

Il modo migliore di prevenire una distorsione di caviglia è mantenere una buona forza muscolare, un buon equilibrio e flessibilità articolare.

Le seguenti precauzioni possono essere d’aiuto nella prevenzione:

Riscaldarsi adeguatamente prima di un’attività sportiva
Prestare attenzione quando di cammina o si corre su terreni irregolari
Indossare calzature adeguate per l’attività praticata
Rallentare il ritmo o cessare l’attività quando si percepisce dolore o affaticamento

MANTENIMENTO

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Il ginocchio è l’articolazione più soggetta a traumi – Ecco alcuni dati

Il ginocchio è una articolazione particolarmente sollecitata che può andare incontro a distorsioni, lesioni dei menischi e dei tendini, alla Sindrome patello femorale, fratture, artrosi e reumatismi.

Il ginocchio è l’articolazione più soggetta a traumi nella pratica di quegli sport in cui bisogna eseguire con gli arti inferiori gesti tecnici ad elevata velocità (spostamenti laterali e antero-posteriori) con arresti bruschi del movimento o quando si effettuano salti ripetuti.

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Incidenza dell’artrosi al ginocchio per genere
L’osteo-artrosi è la malattia muscolo-scheletrica più frequente nella nostra popolazione e ne colpisce circa il 17%.
La prevalenza di artrosi/artrite è maggiore nelle donne rispetto agli uomini con 22,1% vs 12,1%. L’andamento della prevalenza in rapporto all’età è decisamente a svantaggio delle persone più anziane: il 67,9% delle donne ed il 49,6% degli uomini oltre i 75 anni lamentano “artrosi/artrite”.
In particolare al ginocchio ne soffre il 12% degli uomini e il 26% delle donne.
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LE PIÙ COMUNI PATOLOGIE DEL GINOCCHIO.

ginocchio - anatomiaFra le patologie più comuni del ginocchio vi sono le distorsioni, le lesioni dei menischi, la sindrome patello femorale, la Malattia di Osgood Schlatter, le fratture e l’artrosi.

  • Le distorsioni a seconda della gravità vengono distinte in 3 gradi: nel 1° grado alcuni fasci dei legamenti interessati di distendono in modo eccessivo; nel 2° grado si ha una parziale lacerazione; nel 3° grado la lacerazione legamentosa è totale.
  • Le lesioni dei menischi rappresentano il 70% delle lesioni interne del ginocchio e sono dovuti a traumi diretti.
  • La sindrome patello femorale è un’infiammazione che si crea tra femore e rotula. Si ha difficoltà a scendere le scale, a stare seduti e a camminare. Può insorgere ad es. dopo una lunga camminata in montagna ed è comune tra i 18 e 21 anni.
  • La Malattia di Osgood Schlatter è una lesione da sovraccarico e colpisce soggetti tra i 10 e i 16 anni ed è dovuta all’estensione del ginocchio in modo forzato e ripetuto.
  • Le fratture del ginocchio interessano l’estremità inferiore del femore, la rotula e l’estremità superiore della tibia.
  • L’artrosi del ginocchio (o gonartrosi) è molto diffusa, specie nel sesso femminile e colpisce entrambe le articolazioni.

In tutti questi casi, dopo aver consultato il tuo medico ortopedico, prova a vedere se tra i nostri prodotti  trovi una soluzione che ti possa aiutare.

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Come scegliere il bastone da passeggio? – Scopri di più sul nostro E-Shop!

Come scegliere il bastone da passeggio

Il bastone da passeggio è un dispositivo che viene utilizzato prettamente dagli anziani che iniziano ad accusare le prime insicurezze durante la deambulazione e nell’equilibrio. Vista la sua importanza, è fondamentale saperlo scegliere con attenzione in modo da trovare un valido supporto per le normali attività quotidiane.

Per questo motivo abbiamo pensato di creare questa piccola guida che ti aiuterà a scegliere il bastone da passeggio più adatto alle caratteristiche del tuo corpo.

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Difficoltà di deambulazione: come scegliere il bastone giusto
Gli anni avanzano e l’energia dei muscoli di schiena e gambe diminuisce lentamente. Ed è qui che si presenta la necessità di utilizzare un supporto che permetta di camminare con maggiore sicurezza.

Il bastone da passeggio è un valido aiuto per gli anziani che vogliono mantenere la loro indipendenza e continuare a seguire le normali abitudini. Per farlo sarà sufficiente scegliere il modello di bastone più adatto seguendo i nostri consigli.

Le caratteristiche da osservare in un bastone da passeggio sono:

L’impugnatura: deve essere ergonomica, soprattutto nei casi di pazienti in sovrappeso, dolori tendinei o articolari alla spalla o al polso. Inoltre, alcuni bastoni hanno un’impugnatura pensata proprio per soggetti mancini e destrorsi, in modo da garantire una presa più sicura e facilitata.
Il fusto: fatto con materiali leggeri che rendono il suo utilizzo più maneggevole. Meglio se con asta telescopica, fatta con due o tre tubi scorrevoli che permettono di regolare l’altezza del fusto.
Il puntale: con la punta arrotondata, oppure a tre o quattro punte, la cosa importante è che sia antiscivolo. Quando la punta si rovina è opportuno sostituire la gomma per garantire una maggiore sicurezza del bastone.
La prima cosa da fare per iniziare a usare il bastone è regolare la sua altezza. La valutazione iniziale va sempre eseguita da un professionista che saprà indicare le caratteristiche del bastone da acquistare. Inoltre, è consigliato effettuare un periodo di prova per imparare il corretto utilizzo del dispositivo ed evitare il carico eccessivo agli arti e alle articolazioni.

Consigli utili per il tuo bastone da passeggio
Ogni elemento ha la sua importanza quando si sceglie un bastone da passeggio o le stampelle. L’elemento che determina la differenza tra un dispositivo e un altro è il materiale del fusto. In particolare ne esistono di tre tipologie:

Alluminio, resistente fino a un massimo di 115 kg
Carbonio, se pieghevole sostiene fino a 100 kg, se invece è un pezzo unico può arrivare anche a 120 kg
Specifici per le taglie forti, realizzati per sostenere fino a 150 kg
Nel nostro shop online abbiamo selezionato una vasta scelta di bastoni da passeggio.

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Una patologia poco nota, ma molto comune – Il gomito del cellulare!

L’uso del cellulare ha sviluppato molto i contatti sociali grazie anche all’utilizzo di APP del tipo WhatsApp che è un’applicazione di messaggistica mobile molto conosciuta ed altre similari.

Pochi sanno però che esiste una patologia da uso smodato del cellulare che si chiama“Sindrome cubitale”.

Tale patologia fa parte del grande capitolo delle Sindromi Canalicolari intendendo, con questo termine, una sindrome nervosa periferica caratterizzata dalla condizione anatomica di scorrimento di un nervo all’interno di un tunnel il cui pavimento è di solito costituito da uno o più elementi ossei e il tetto è rappresentato da formazioni aponeurotiche e/o muscolari.

Quella dell’intrappolamento del nervo ulnare al gomito rappresenta una delle più frequenti collocandosi subito dopo di quella del nervo mediano (Sindrome Tunnel Carpale).

Molti eventi traumatici – lievi o energici – possono essere causa di sofferenza del nervo lungo il suo decorso.

Chi fa molto uso del cellulare con il gomito flesso e conseguente microcompressione del nervo al gomito può produrre nel tempo la Sindrome cubitale o Sindrome da compressione del nervo ulnare al gomito che molto più semplicemente viene chiamata gomito del cellulare.

Facile risolvere alcune problematiche con l’ausilio dei nostri prodotti presenti a questo LINK!

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Ipercifosi – Cause e rimedi per affrontarla al meglio…

L’ipercifosi è una patologia caratterizzata dalla deformità sagittale della colonna vertebrale, la quale provoca sintomi importanti e le cui cause possono essere diverse: è, dunque, importante intraprendere le giuste cure, il prima possibile. Questa malattia consiste, nello specifico, nell’anomala accentuazione della curva toracica. Ma qual è la sintomatologia esatta legata all’ipercifosi? Quali sono le sue cause? Quale il trattamento per poter giungere alla guarigione? Scopriamo di più in merito.

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Cos’è

Cos’è l’ipercifosi? Come anticipato prima, l’ipercifosi è una deformità sagittale che interessa la colonna vertebrale e che consiste nell’anomala accentuazione della curva toracica, il che conferisce al dorso un aspetto convesso, ovvero la cosiddetta “gobba”: in poche parole, si tratta di una curvatura della spina dorsale – all’altezza delle spalle – particolarmente accentuata.

Normalmente, la colonna vertebrale presenta – nella parte toracica, cioè quella dorsale – una curvatura di grado lieve: quando l’angolo di questa curvatura supera i 35° si parla di “ipercifosi” o, nel linguaggio popolare, di “gobba”.

I sintomi

I sintomi dell’ipercifosi sono generalmente abbastanza evidenti: dolori, problemi nella mobilità degli arti superiori e difetti di postura, che possono ripercuotersi anche sugli organi interni, come cuore, polmoni, diaframma e stomaco.

Le cause

Quali sono le cause dell’ipercifosi? Questa patologia può essere congenita – ovvero, dovuta a una crescita vertebrale anomala – oppure, svilupparsi nel tempo nei seguenti casi: rachitismo, spondilite anchilosante, difetti posturali, tumori, osteoporosi, degenerazione dei dischi intervertebrali, contrazione dei muscoli che si inseriscono sulle vertebre o da compressione per una frattura della parte anteriore del corpo vertebrale.

La diagnosi

Alla comparsa di segni e sintomatologia, è opportuno contattare il medico, il quale – grazie ad analisi ed esami – stabilirà la diagnosi e la terapia più adatta al caso specifico. Oltre allo studio dei sintomi, alla classica visita medica e agli esami del sangue di routine, potrebbero essere richiesti anche altri test, che escludano o meno una serie di patologie.

Le cure

Quali sono i rimedi contro l’ipercifosi? Le cure per l’ipercifosi dipendono dalle cause scatenanti. Generalmente è possibile ricorrere alla ginnastica posturale – indicata per correggere gli errori di postura – oppure ricorrere all’utilizzo di busti – per un determinato numero di ore al giorno – e dedicarsi ad uno stile di vita più sano: evitando, ad esempio, determinati sforzi a lavoro, oppure svolgendo dell’attività fisica regolare.

Oltre a ciò, per contrastare il dolore tipico di questa patologia, è possibile assumere dei farmaci antidolorifici – da usare con moderazione e per un breve periodo di tempo – o effettuare dei massaggi.

Il raddrizzaspalle

Aiutare il nostro corpo a mantenere una postura corretta è il compito di strumenti come il raddrizzaspalle: un prodotto ortopedico che offre un sostegno passivo, aiutando le spalle a stare allineate (senza chiudersi ad esempio in avanti) e la colonna vertebrale a tenersi dritta.

I modelli di raddrizzaspalle presenti sul mercato sono di diverso tipo, e rispondono non solo a differenti bisogni, ma anche a diverse caratteristiche fisiche: si va da quello più semplice e base, formato da bretelle ed elastici, adatto sia a uomini che donne, a quelli più complessi che possono comprendere anche un supporto dorsale, con fasce che si incrociano davanti e chiudono con velcro.

Il modello più diffuso è comunque quello formato da due bretelle e un sistema di tessuti elastici che esercitano la trazione.

Il raddrizzaspalle va regolato secondo le proprie caratteristiche fisiche e va scelto, nel suo modello più opportuno, sulla base delle indicazioni di uno specialista.

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