Posted on Lascia un commento

Dolore del piede: guida alla scelta della calzatura adatta

Avete comprato quel paio di scarpe in saldi che vi piacevano tanto e nonostante nel negozio sembrassero perfette, adesso causano strani dolori? Il problema è l’inesperienza!

Non tutti i piedi sono uguali tra individui e tra piedi dello stesso individuo e la calzatura, da sempre trascurata, è quella che li accoglie per buona parte della giornata.

Ecco, quindi, una serie di consigli utili per la scelta delle calzature:
  1. La scarpa deve essere più lunga di un numero e mezzo circa rispetto alla lunghezza reale piede, per evitare lo sfregamento delle dita con la fodera interna, considerando la lunghezza a partire dal dito più lungo (che non sempre coincide con l’alluce).

  2. Se non riesci a muovere le dita, significa che le scarpe sono troppo strette. Attenzione alla zona metatarsale che rappresenta il punto di massima larghezza del piede. Se questa zona risulta dolorante significa che la calzatura non è larga abbastanza.

  3. La scarpa deve aderire interamente al tallone garantendo stabilità. Un tallone instabile porta dolore all’arco plantare e irritazione alla pelle. I forti rigidi risultano quindi fondamentali sia per adulti (anche sportivi)  che bambini nell’attenuare il valgismo del retropiede.

  4. Preferibili sono le scarpe che offrono la possibilità di sfilare la soletta, rendendo possibile l’introduzione di un plantare.

  5. La tomaia deve risultare flessibile, in modo da non inibire il movimento del piede, e traspirante.

  6. Il materiale della suola deve essere leggero, durevole e non scivoloso.

  7. Preferire un’allacciatura con lacci, velcro, fermagli o fibbie, in modo da regolare la calzata in base alle esigenze del piede.

  8. I nostri piedi cambiano nel corso della vita: con l’età o con la gravidanza si possono avere cambiamenti anche significativi

  9. Prova sempre entrambe le scarpe (in caso di differenze scegli le scarpe della misura adeguata al piede più grande) Alzati in piedi: il piede si allarga quando è costretto a sostenere il peso del corpo.

  10. È sempre valido il consiglio di fare shopping di scarpe nel pomeriggio o verso sera, quando i piedi sono più gonfi.

  11. Cambratura: nelle scarpe sia maschili che femminili è fondamentale avere una cambratura strutturata con una differenza di 150mm tra tacco e punta…la schiena vi ringrazierà.

Vi aspettiamo presso la nostra sede di Piazza Vega 9 ad Ostia Lido per consigliarvi un modello comodo e bello!

Venite a trovarci.

Sanitaria Polaris Srl esperienza e professionalità al vostro servizio!

Fonte: Ortopedia Ruggero

Posted on Lascia un commento

Ecco come allestire un bagno per disabili – I principi da seguire

Avere in casa un disabile vuol dire prestare a lui le principali attenzioni nel momento in cui vi sono da effettuare delle ristrutturazioni o dei rifacimenti di locali e il bagno è certamente uno dei principali spazi fra quelli che richiedono un focus molto attento. Un bagno per disabili in casa è un obbligo pratico e morale per tutti coloro i quali vivono con persone affette da problemi con difficoltà motorie e richiedono l’ausilio di sedia a rotelle o deambulatori. Progettarlo non è semplice, anche se è pur vero che ultimamente sono diverse le aziende che propongono nel settore accessori e attrezzature idonee, pensate appositamente per questa categoria di persone.
Per realizzare un bagno per disabili è necessario partire da alcuni punti fermi che sono in realtà delle caratteristiche che vanno oltre il gusto personale, in quanto premiano la razionalità e la praticità, aspetti che devono essere alla base di qualsiasi scelta.

Anche in casa è necessario eliminare le barriere architettoniche, togliendo tutto ciò che può rendere inaccessibile un locale. Bisogna dunque attuare alcuni accorgimenti in fase di costruzione o di ristrutturazione bagno per poter favorire l’accesso con la carrozzina o con il deambulatore. Esistono indicazioni precise che il Centro di Adattamento dell’Ambiente Domestico (CAAD) ha tracciato a livello generale, lasciando all’utente la personalizzazione di alcune particolari soluzioni basate sulle specifiche esigenze.

La porta
Il principio guida è creare meno ingombro possibile favorendo l’accesso al bagno. Con questa premessa, disporre di una porta scorrevole è la condizione ideale per poter agevolare l’entrata al portatore di handicap o anche all’anziano. L’installazione di una porta a scomparsa deve prevedere lo scorrimento all’interno della parete, ma non sempre ciò è possibile, ragion per cui una buona alternativa è rappresentata da una porta a soffietto. In entrambi i casi è utile prevedere la presenza di una maniglia in modo tale che possa facilitare l’apertura o la chiusura. Importante risulta anche il materiale di produzione: la porta del bagno è continuamente sottoposta a colpi e urti da parte delle pedane poggiapiedi della sedia a rotelle. Meglio quindi propendere per una porta robusta, magari con vetro infrangibile per incrementare il livello di sicurezza. Inoltre molte sono rivestite con una membrana facilmente lavabile e antigraffio, conferendo alla porta una buona resistenza e durata.
Per i disabili è necessario calcolare accuratamente le misure: il DM 236 del 1989 e la Legge 13 dello stesso anno, prevedono almeno 75 cm di larghezza minima, ammettendo una riduzione a 70 cm in casi eccezionali.

La pavimentazione
Il pavimento è un aspetto fondamentale per un bagno per disabili poichè deve avere precise caratteristiche. Innanzitutto deve essere antiscivolo per evitare che una persona già con problemi a muoversi possa ritrovarsi ad affrontare una superficie insidiosa, soprattutto in presenza di umidità o di residui di acqua (ad esempio dopo una doccia o un bagno). E’ importante che il pavimento sia di un materiale a rapida asciugatura e facilmente lavabile, possibilmente senza linee di giunzione o che queste siano comunque minime (evitare dunque ampie fughe tra le piastrelle e prediligere pavimenti in resina o rivestimenti gommati). Anche i tappeti possono creare dei problemi a chi si muove in carrozzella o, peggio, con il deambulatore, oltre a incrementare le probabilità di inciampare o si scivolare.

La doccia per disabili
Uno degli aspetti chiave per progettare un bagno per disabili è la doccia, la quale riveste un’importanza determinante. Verrebbe da dire che spesso la realizzazione del locale ruoti proprio intorno a questo elemento chiave.
La prima regola coinvolge l’eliminazione di barriere architettoniche, quindi il piatto doccia deve essere a filo pavimento, che oltre ad essere elegante è anche pratico e funzionale. Con questa installazione non si ha il gradino, il quale comprometterebbe l’ingresso con la carrozzina e costringerebbe, chi riesce ad alzarsi e a muovere qualche passo, a scavalcare la soglia prestando attenzione a non inciampare. Meglio dunque creare una continuità con il pavimento.
Una componente della doccia è il box. Questo deve essere robusto e infrangibile, consentendo anche la possibilità di appoggiarsi. Inoltre, in caso di handicap particolarmente grave, è possibile avere una cabina doccia speciale che permette a eventuali assistenti di poter intervenire per aiutare la persona a lavarsi, aprendo solo la parte superiore per facilitare l’azione.
Altra cosa da considerare è il collocamento di un appiglio a muro, come una maniglia fissa che possa favorire l’appoggio del disabile. Quello che conta in una doccia per persone handicappate è lo spazio e quindi è meglio puntare sul concreto, abbandonando optional e accessori inutili a favore di una soluzione concreta, pratica e funzionale. Non deve assolutamente mancare il doccino regolabile in altezza con un saliscendi per i piedi e le parti basse degli arti inferiori.
Spesso il disabile è costretto a entrare in doccia con la sedia a rotelle necessitando dunque di spazio. Ecco perché è buona cosa scegliere una doccia ampia, con una porta di ingresso capace di facilitare il passaggio e un’area che permette un minimo di movimento.
Docce più evolute prevedono la possibilità di avere un seggiolino pieghevole per trasferire il soggetto rendendogli una posizione più comode.
In caso di disabili in casa, la doccia rappresenta la miglior soluzione possibile per l’igiene personale.

La vasca per disabili
La vasca è una soluzione sconsigliata per chi soffre di disabilità perchè è meno pratica della doccia e richiede una movimentazione differente, più impegnativa e rischiosa. Esistono delle produzioni speciali finalizzate più che altro alle persone anziane o con difficoltà motorie dotate però di un minimo di autonomia nella mobilità. In questo caso il consiglio è quello di avere una vasca da bagno provvista di rialzo per la seduta in modo da rendere più pratica l’igiene. Una valida alternativa è la trasformazione di vasca in doccia, un’operazione che si realizza nell’arco di una giornata di lavoro scegliendo soluzioni personalizzate proposte da ditte specializzate.

Il lavabo in un bagno per disabili
Anche un elemento apparentemente classico come il lavabo deve essere scelto pensando alle difficoltà della persona disabile. Le principali accortezze sono due: l’altezza e la tipologia di lavandino. Innanzitutto non bisogna scegliere un lavabo a incasso all’interno di un mobile da bagno, così come non andrebbe installato una vasca da appoggio. La prima variante impedirebbe al soggetto di potersi avvicinare correttamente e aprire l’acqua dato che non avrebbe lo spazio necessario per infilare le gambe e la carrozzina, poichè toccherebbe il mobile. Nel secondo caso, invece, si costringerebbe la persona a compiere un gesto rischioso per potersi erigere al fine di accedere ai rubinetti, dato che un lavandino in appoggio alza non poco la misura, peccando in praticità.
La soluzione ideale e tipica, in questi casi, è l’installazione di un lavandino a muro, in formato sospeso, con la possibilità di avere lo spazio necessario nella parte inferiore per poter avvicinare al meglio la carrozzella.
Un secondo parametro da considerare è l’altezza di posizionamento. Se c’è una sedia a rotelle è utile prevedere una misura tale che anche da seduto il soggetto riesca a maneggiare la rubinetteria accedendo all’acqua.

La scelta della tazza wc 
Si è abituati nei servizi pubblici a vedere gabinetti molto alti. Questa non è la soluzione ideale per la casa nel caso in cui vi siano persone su sedie a rotelle. In questo caso l’accesso deve essere semplice e quindi ribassato, per consentire il trasferimento del soggetto ad un’altezza più o meno paritaria. Avere un water alto, creerebbe solo problematiche sia al disabile che alla persona che deve aiutarlo a sedersi, sollevandolo di peso dalla carrozzina. Diverso è il discorso se l’handicappato riesce a muoversi in piedi, magari con un deambulatore: in questo caso il gabinetto rialzato lo agevolerebbe in quanto faciliterebbe la seduta e ridurrebbe poi lo sforzo nel rialzarsi.
Non è secondaria la scelta degli spazi: prevedere una zona libera nei pressi della tazza wc è una buona idea per permettere il posizionamento della sedia a rotelle o di altri elementi di sostegno, ma anche per lasciare una maggiore libertà di movimento a chi ha il compito di assistere la persona disabile.
L’altezza ideale di installazione deve consentire al soggetto seduto di poter appoggiare comodamente e con sicurezza l’intera pianta del piede sul pavimento. Il posizionamento ottimale è in un angolo per poter installare sul muro anche una maniglia ove appoggiarsi e fare forza in caso di difficoltà. Inoltre nelle vicinanze, a portata di mano, un campanello di allarme è obbligatorio per poter dar modo al disabile di chiamare qualcuno qualora dovessero subentrare delle difficoltà. Nelle vicinanze è utile anche trasferire il comando della sciacquone.

Scegliere il bidet 
Non sempre un disabile è in grado di accomodarsi sul bidet. Per ovviare al problema è utile avere una doccia con la possibilità di lavarsi le parti intime attraverso appositi getti oppure con il doccino a mano.
Anche alcuni modelli di bidet hanno questa opportunità, anche se meno pratica rispetto alla precedente dato che inevitabilmente bagna a il pavimento del bagno.

Conclusione
In caso di lavori di ristrutturazione, anche il bagno rientra tra i bonus fiscali che consentono la realizzazione di lavori ricevendo poi uno sgravio sulle imposte. Tra le spese ammissibili sono incluse quelle relative alla sostituzione dei sanitari, alla trasformazione da vasca a doccia e anche gli arredi. Prima di procedere è utile chiedere un confronto con il proprio commercialista per poter analizzare tutte le possibilità che si sono per poter trarre benefici e contenere le spese.
Per progettare un bagno di casa per disabili è importante porsi nelle condizioni degli utilizzatori e mantenere le linee guida che possono rappresentare una traccia in grado di indirizzare nel giusto verso la realizzazione di un ambiente che anche per chi vive quotidianamente nella difficoltà, possa essere accogliente e funzionale, semplificando, almeno in parte, quel frangente di vita.

Per evitare invece opere murarie e risparmiare denaro è anche possibile affidarsi ad ausili rimovibili di aiuto quotidiano come alzawater, maniglie e altri prodotti che potete trovare nella nostra area dedicata a questo link:
https://www.sanitariapolaris.it/categoria-prodotto/ausili-bagno/

Fonte: ilmessagerocasa

Posted on Lascia un commento

Lesioni cutanee: 5 mosse (garantite) per evitarne l’insorgenza!

Ma è davvero inevitabile? Lesioni da pressione, una realtà veramente troppo diffusa.Con la corretta valutazione e gestione di queste 5 voci è possibile prevenirle!

Che cos’è una Lesione da pressione (ulcera da decubito)?

Le Lesioni da Pressione, anche conosciute come Piaghe da decubito o Lesioni da Decubito, sono un’area di danno della cute e dei tessuti sottostanti, causata da una posizione prolungata mantenuta per troppo tempo. (star seduto o disteso)

Può anche essere causata dallo scivolamento continuo dell’anziano nel letto, da inadeguate sedie a rotelle, inadeguate superfici antidecubito o da inadeguate poltrone.

Chi è a rischio?

Tutti gli anziani hanno un rischio aumentato di sviluppare Lesioni in Ospedale perché si muovono di meno. Questo potrebbe anche essere dovuto alla stanchezza, all’assunzione di farmaci e alla presenza di dolore.

Tuttavia tu sei più a rischio se:

  • Hai una sindrome ipocinetica, per esempio stazioni nel letto in una posizione senza muoverti per un lungo periodo di tempo.

  • hai già una lesione da pressione o l’hai avuta in passato.

  • hai una mancanza o perdita di sensibilità causata da disordini neurologici o patologie come: sclerosi multipla, diabete, ictus, circolazione compromessa, patologie cardiache, alterazioni vascolari sistemiche o circoscritte.

  • hai un dolore talmente forte da far uso di Morfina o terapia del dolore con elastomero in epidurale.

  • hai problemi di memoria

  • Non mangi e non bevi

  • Sei sovrappeso o sottopeso

  • Hai una cute vulnerabile, secca, sottile, arrossata ed umida o soffri di Dermatoporosi.

  • Hai uno stato depressivo che favorisce l’inattività.

La prevenzione delle Lesioni da Pressione in 5 mosse.

  • Skin Inspection – Ispezione della cute

  • Surface – Superficie

  • Keep Moving – continuare a muoversi
  • Incontinence – Incontinenza
  • Nutrition & Hydration – Nutrizione ed Idratazione

Skin inspection – riconosci la tua area di pressione.

Queste sono le aree del corpo dove le ulcere da pressione si manifestano.

  • Steso sul dorso: talloni, sacro, glutei, scapole.
  • Steso sul fianco: malleolo esterno, ginocchio, grande trocantere, gomito, spalla.
  • Seduto: sacro, ischio,cavo popliteo, colonna dorso lombare.

Surface – Superficie

Alcune persone sono sempre a rischio di sviluppare lesioni da pressione ma tutti sono a rischio mentre si trovano in ospedale perché ci si muove di meno. L’uso di adeguate superfici per la diminuzione delle pressioni può ridurre notevolmente il rischio.

Tali superfici possono essere materassi antidecubito o cuscini antidecubito. Il loro utilizzo riduce la pressione nei distretti corporei soggetti allo sviluppo delle lesioni.

Si prega di informare l’Infermiere specializzato in Wound Care se il dispositivo antidecubito che è stato fornito non funziona (insorgono ugualmente le lesioni) o qualora non risulti essere confortevole (per es. troppo piccolo). Metti a conoscenza l’Infermiere specializzato se a casa hai già in uso le superfici o i cuscini antidecubito.

Le lesioni da pressione si possono verificare anche a seguito dell’uso di dispositivi medici in condizioni particolari. Come l’uso di Maschere per l’ossigeno, sondini, cateteri, collari per il collo. E’ importante che tu informi l’Infermiere se il presidio ti causa dolore o se ritieni che non sia della giusta misura.

Keep Moving – continuare a muoversi.

Se sei stato identificato come un soggetto a rischio di sviluppare lesioni da pressione la loro insorgenza può essere agevolata dalla ridotta mobilità.

Il movimento regolare può essere una chiave di prevenzione:

  • sia che tu sia a letto

  • sia che tu sia seduto in sedia

Spostati da un lato all’altro sollevando il sedere dalla sedia. In questo modo fai variare la pressione anche solo per breve tempo.

Una buona postura aiuta la diffusione del peso della persona (volume occupato) e riduce le arie di pressione. Solleva regolarmente il sedere se sei sicuro di farlo, per alleviare la pressione. Usa il campanello se hai bisogno di assistenza per farlo.

Incontinence – Incontinenza

La troppa umidità (urine, feci e sudore) può causare danni a livello cutaneo. Queste condizioni possono aumentare gli effetti delle forze di frizione e stiramento e rendere la tua cute molto più fragile.

Per favore, chiama l’Infermiere se hai problemi di incontinenza affinché pianifichi correttamente l’assistenza.

Mantieni sempre pulita ed idratata la cute. Una buona igiene personale è importante. Tra l’altro, cerca di utilizzare i prodotti più idonei per la tua cute. Evita i saponi che potrebbero risultare particolarmente aggressivi. Preferisci l’uso di manopole pronte all’uso pre insaponate. Utilizza i prodotti barriera se sei incontinente ed idrata continuamente la tua pelle evitando l’uso dei Borotalchi. Asciuga la tua cute tamponandola e non strofinandola, in questo modo la detersione sarà meno dannosa.

Nutrition and Hydration – Nutrizione e idratazione

Il tuo rischio di sviluppare lesioni è aumentato se non mangi e non bevi in modo adeguato. Dovresti bere dai 6 agli 8 bicchieri di acqua al giorno per aiutare l’idratazione della tua cute. L’obiettivo può essere raggiunto anche con l’introduzione di acqua, the, succhi, latte etc.

Essere sottopeso o sovrappeso incrementa il rischio di rottura della pelle.

Monitorizza il tuo peso da quando entri in ospedale e per tutta la permanenza. Se la tua situazione desta qualche preoccupazione o tu hai già un’ulcera è necessario che tu sia seguito da una dietista.

Mangia bene per una buona guarigione e per prevenire rotture cutanee. Per agevolare i processi di riparazione puoi assumere integratori alimentari ai fini medici speciali (Nutriceutica) in grado di stimolare i processi riparativi con funzioni antinfiammatorie e stimolanti del sistema immunitario, specifici per i processi di riparazione.

Il fumo danneggia la circolazione sanguigna e influenza i processi di riparazione della cute e della circolazione. Se la tua cute è a rischio sospendi immediatamente di fumare.

Sanitaria Polaris SRL offre una vasta gamma di prodotti utili a prevenire per tempo le ulcere da decubito, perchè mai come in questo caso “prevenire è meglio che curare”.

Trovate i nostri prodotti a questo link: https://www.sanitariapolaris.it/categoria-prodotto/antidecubito/

 

Fonte: AssoCareNews

Posted on Lascia un commento

Aerosol: perché si utilizza e quando non si dovrebbe utilizzare

L’aerosol o aerosolterapia è una tecnica di somministrazione dei farmaci molto comune in questo periodo dell’anno dove le influenze sono varie e particolarmente aggressive. L’aerosol è utilizzato per la cura o la prevenzione di malattie da raffreddamento, infiammazioni ed infezioni delle vie aeree.

Questa terapia viene fatta attraverso un dispositivo, acquistabile su siti di autorizzati come : SanitariaPolaris.it
alimentato a corrente che riduce le sostanze terapeutiche in microscopici corpuscoli che riescono a raggiungere con facilità le mucose di naso, laringe, trachea, bronchi e polmoni.

Si tratta di una tecnica molto efficace soprattutto se si considera il rapporto delle dosi terapeutiche necessarie, oltre alla possibilità di curare selettivamente le vie aeree alte, medie o basse. Ad esempio, solo le particelle con un diametro aerodinamico inferiore ai 5 micron sono in grado di raggiungere bronchioli ed alveoli, in quantità significativa per esercitare la loro attività.

Con l’aerosol, dunque, il nebulizzatore trasforma il farmaco in gocce molto fini le quali, attraverso un ugello, vengono disperse da un diffusore, che ne consente la veicolazione attraverso l’albero respiratorio. Queste particelle finissime, si depositano e vengono assorbite dalle mucose delle vie aeree. L’aerosolterapia consente di ottenere, quindi, un’azione locale mirata, senza coinvolgere l’organismo a livello sistemico.

L’efficacia dell’aerosolterapia è maggiore per via orale. Quella nasale, infatti, trattiene gran parte della soluzione, che così non riesce a raggiungere le vie respiratorie più basse, come i piccoli bronchi. In generale, le particelle di diametro superiore agli 8 micron impattano a livello dell’orofaringe, mentre le particelle di un aerosol in grado di depositarsi a livello delle basse vie aeree hanno dimensioni comprese tra 0,5 e 5 micron.

I modelli di aerosol di ultima generazione, gli apparecchi a ultrasuoni, fanno della silenziosità e della velocità di esecuzione il loro cavallo di battaglia, a fronte però di una maggior difficoltà di nebulizzazione di farmaci densi come i cortisonici.

Ci sono, in ogni caso, alcune precauzioni da prendere. I più piccoli ad esempio, specie durante il risposo, respirano prevalentemente con il naso: questo, tuttavia, agisce come una sorta di filtro che trattiene la maggior parte dei farmaci contenuti nell’aerosol e così facendo impedisce il loro arrivo a destinazione per curare la propria influenza. Per questo motivo è essenziale fare attenzione che, durante l’aerosol, la respirazione avvenga per via orale.

Per loro la mascherina dell’aerosol andrà sempre tenuta in una posizione verticale in modo che la macchina riesca a produrre il vapore e, ancora più fondamentale, è farla aderire bene al proprio viso: questo può essere fatto anche con l’ausilio di alcuni elastici che andranno assicurati alla stessa, specie se i bambini tendono ad agitarsi una volta iniziata la cura con l’aerosol. Alla fine di ogni terapia gli attrezzi vanno risciacquati con acqua tiepida e poi disinfettati per bene, per consentire un corretto utilizzo nei giorni a seguire qualora dovesse ancora servire.

Fonte: L’AltraPagina 

Posted on Lascia un commento

PIEDE PIATTO NEL BAMBINO: COSA È E COME TRATTARLO

Oggi voglio parlarti del piede piatto nel bambino; questa condizione è fisiologica di tutti i piccoli fino ai 4-5 anni, ma dopo una certa età si trasforma in patologia. Che cos’è di preciso il piede piatto?
Il piede piatto è, sicuramente, il motivo più frequente di visita ortopedica nei bambini. Fortunatamente, nella maggioranza dei casi, si tratta di una condizione benigna che, comunque, non va sottovalutata in quanto vanno escluse patologie più gravi.
Questo tipo di paramorfismo si caratterizza per la riduzione o la scomparsa della volta plantare longitudinale, che in base all’entità, distinguiamo in quattro gradi di gravità.

Piede piatto nel bambino: cosa è e come trattarlo

Da cosa è causato il piede piatto?
La causa di questa deformità risiede in un anomalo rapporto, durante il carico, tra le due ossa del retro piede, astragalo e calcagno. In particolare, l’astragalo tende a scivolare sul calcagno verso la parte interna del piede e il calcagno ad inclinarsi verso l’esterno (pronazione); tale deformità comporta anche modificazioni posturali all’avampiede (supinazioni) e all’arto inferiore, oltre a modificare l’impronta plantare (aumento dell’appoggio al medio piede).
Fino a 4-5 anni di età, non c’è da preoccuparsi, in quanto il piede del bambino è fisiologicamente piatto, poi subisce un processo di maturazione progressiva che porta alla formazione della volta plantare che si completa intorno ai 12-13 anni.

Due forme cliniche di piede piatto
Adesso analizziamo insieme le due forme cliniche di piede piatto infantile: il flessibile e il rigido.

Il piede piatto flessibile è il più comune (oltre 95% dei casi) e spesso è associato a lassità articolare generalizzata e ad altri disturbi posturali
Il piede piatto rigido é molto più raro, ma più grave. Questa patologia è caratterizzata da rigidità e dolore del piede ed è associata ad anomalie scheletriche congenite del retropiede; tale deformità non è correggibile manualmente, nemmeno in anestesia.
Per la diagnosi di questa patologia è importante una valutazione clinica precoce del bambino, sia in condizioni statiche, che dinamiche.

In cosa consiste l’esame clinico?
Il primo step è l’esame baropodometrico, che aiuterà il pediatra o lo specialista nella valutazione clinica per stabilire al meglio l’iter da seguire. Tramite una pedana computerizzata si capirà come il peso del corpo si scarica sulle piante dei piedi del bambino e si valuterà tutto in maniera precisa.

Presso la Sanitaria Polaris Srl l’esame baropodometrico è GRATUITO! Fatto da un tecnico ortopedico specializzato, stampato e consegnato subito ed analizzato insieme ai genitori del bambino. (prenotazioni 0656304151)

L’esame clinico successivo (effettuato dal pediatra e, dove necessario, dall’ortopedico) permette di valutare l’entità del piattismo, se è rigido o manualmente correggibile, se è mono o bilaterale, se sono presenti altre alterazioni posturali a carico dell’apparato locomotore (dismetria degli arti, ginocchia vare o valghe, iperlassità, obliquità di bacino, antiversione delle anche, cifosi dorsale).
Successivamente, il pediatra si prenderà cura del tuo bambino con diversi controlli nel tempo, per vedere se la deformità tende a migliorare o meno.
Ti ricordo che il piede piatto flessibile tende a ridursi fuori carico se, cioè, il bambino si metterà in punta di piedi o se fletterà dorsalmente l’alluce. Dallo studio nel tempo di piedi piatti flessibili è emerso che, in un’alta percentuale di casi, tendono a migliorare con la crescita. Purtroppo nei bambini maschi questa patologia può essere più persistente, così come in quelli in sovrappeso.

Trattamento del piede piatto del bambino
Il trattamento inizialmente è conservativo, sia nella forma flessibile che in quella rigida, e si avvarrà, a seconda del tipo e gravità della patologia, di kinesiterapia (consiste in esercizi per stimolare la muscolatura intrinseca ed estrinseca del piede, esercizi propriocettivi e di rieducazione del passo, favorendo la coordinazione motoria). Il bambino può effettuare da solo gli esercizi più semplici, dopo poche sedute con il fisioterapista.

Quando è indicato l’uso dei plantari
I plantari sono un’ottima soluzione per le forme più marcate e sintomatiche, perché hanno la funzione di sostenere la volta plantare longitudinale e alcuni modelli possono anche stimolare le terminazioni propriocettive per contrastare la deformità.
Mi raccomando, i plantari devono essere sempre prescritti da uno specialista, in quanto vanno realizzati su misura e indossati in normali calzature comode. L’uso del plantare è indicato soprattutto in coloro che hanno sintomi di piede piatto o che hanno delle difficoltà nel camminare o nel correre. Sono praticamente inutili, invece, nelle calzature ortopediche.

Quando occorre intervenire chirurgicamente?
Se il bambino, all’età di 10-13 anni, ha ancora una deformità importante di (3°-4°) grado di piede piatto flessibile sintomatico, è consigliabile l’intervento di calcanea-stop che mediante l’impianto di una particolare vite tra astragalo e calcagno, o posizionata direttamente nel calcagno o nell’ astragalo, corregge la pianta del piede.
Tale intervento fornisce prima una correzione meccanica ma, successivamente, eliminata la vite, la situazione viene mantenuta, in quanto i muscoli risultano “abituati” alla nuova posizione.
Talvolta, può capitare che alcuni bambini abbiano bisogno di sottoporsi nuovamente a dei piccoli interventi sul tendine tibiale posteriore e sul tendine d’Achille, per ottenere una miglior correzione.

Posted on Lascia un commento

Sanitaria Polaris – Nuova collaborazione con il Dott. Martino Lauritano

Martino Lauritano – Collaborazioni – Sanitaria Polaris Srl Continua a leggere Sanitaria Polaris – Nuova collaborazione con il Dott. Martino Lauritano

Posted on Lascia un commento

Vertigini da cervicale: cause, sintomi, diagnosi e cura

Le vertigini da cervicale sono un fastidioso e diffuso disturbo legato ad una numerose serie di cause. Ecco quali e come curarle

 

 

Le vertigini da cervicale, di cui soffrono molte persone al mondo, rappresenta un fastidioso disturbo che può essere causato da: colpi di frusta, stiramenti muscolari, contrazioni delle arterie vertebrali nel collo, contrattura dei muscoli della zona occipitale o cervicale alta (provocate, ad esempio, dalla cattiva postura o dal freddo), manipolazioni vertebrali scorrette.

CAUSE: Tra le attività a rischio: sollevamento di oggetti pesanti, trascinamento di pesi, stare seduti per ore al pc, adottare una postura seduta scorretta di giorno o sbagliata a letto di notte (es. senza cuscino).

SINTOMI: I sintomi più frequenti sono i seguenti: disorientamento (spesso chi soffre di vertigini da cervicale riferisce di sentirsi sbandare, barcollare); instabilità posturale o sensazione vaga di disequilibrio da fermo ( chi soffre di vertigini da cervicale riferisce di sentirsi ubriaco); sensazione di leggerezza alla testa, offuscamento della vista, nausea, dolori al collo, difficoltà di concentrazione e di lettura, difficoltà a camminare al buio o sulle scale, mal di testa.

DIAGNOSI e CURA: La diagnosi di vertigine cervicale è spesso considerata una diagnosi per esclusione. Una storia dettagliata, un esame clinico esauriente, esami di funzionalità vestibolare ed, eventualmente, una valutazione radiologica forniscono le informazioni per la diagnosi. L’esame clinico dovrà includere un esame oculomotore, una valutazione di postura, mobilità attiva e passiva, instabilità (incluso il test del legamento alare), compressione e distrazione della colonna cervicale, un esame segmentale della colonna cervicale, palpazione e analisi del dolore e un esame neurologico.
Il medico può prescrivere i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). La fisioterapia per le vertigini da cervicale è utile e consiste in massoterapia, rieducazione posturale globale, metodo Mckenzie. Quando i trattamenti precedenti non riducono il dolore, si possono eseguire delle sedute di chiropratica o ricorrere all’osteopatia.

 

Per il metodo McKenzie c’è la possibilità di utilizzare i cuscini della Linea McKenzie, originali e certificati.

Gli unici associabili al metodo, che permettono di avere risultati efficaci.

Potete trovarli nella apposita sezione del sito a questo link: https://www.sanitariapolaris.it/?s=mckenzie&post_type=product

Fonte: MeteoWeb

Posted on Lascia un commento

Sandali Valentino-Birkenstock agli Oscar

Frances McDormand in abito couture e modello casual ai piedi

 

Della serie addio all’eleganza formale da red carpet: i sandali casual per antonomasia, quei modelli francescani che i più portano d’estate al mare, sono sbarcati il 24 febbraio sul palco degli Oscar a Hollywood, ai piedi del’attrice Frances McDormand, che ha indossato un modello esclusivo creato da lei in collaborazione con Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della Valentino e prodotto dalla Birkenstock, l’azienda che li ha lanciati. L’attrice ha indossato un abito lungo rosso cremisi di Valentino Haute Couture, ma ai piedi portava i sorprendenti sandali Arizona. “La mia percezione estetica – ha detto Piccioli – ha sempre consentito delicati contrasti, come potrebbe sembrare quello tra un abito haute couture e sandali casual. Non vedo alcuna contraddizione in questo, nessun contrasto, ossimoro. La bellezza riflette la complessità della vita e ciò che la rende interessante è la sua capacità di mescolare commedia e dramma, notte e giorno”.

Se vuoi iniziare a pensare ad un’estate alla moda ricorda che ad Ostia Lido, la Sanitaria Polaris è rivenditore di sandali e ciabatte Birkenstock,
per chi proprio non riesce a portare il plantare d’estate!

Vi aspettiamo nella nostra sede di Piazza Vega 9, di fronte al CPO, per mostrarvi i modelli per l’estate 2019.

Fonte: ansa

Posted on Lascia un commento

L’uso dell’idropulsore è sinonimo di prevenzione e igiene dentale

Si tratta di uno strumento decisamente semplice da utilizzare e adatto a tutte le famiglie. In alcuni casi sostituisce il noioso filo interdentale.

L'uso dell'idropulsore è sinonimo di prevenzione e igiene dentale

 

L’uso dell’idropulsore è sinonimo di prevenzione e igiene dentale. Nel corso degli anni, la ricerca clinica nel campo dell’igiene orale si è sempre più orientata verso metodi alternativi che riducessero il numero di spazzolamenti quotidiani per prevenire danni alla superficie dentale.

 

Verso i primi anni ’60 fu indrodotto nella pratica clinica l’irrigatore dentale o idropulsore, uno strumento destinato ad affiancare sempre di più il tradizionale spazzolino, per assicurare un’igiene orale ancora più efficace. Vediamo più da vicino di cosa si tratta e come funziona.

 

L’idropulsore, conosciuto anche come doccia dentale, è un apparecchio che sfrutta attraverso il suo getto la pressione dell’acqua per andare a rimuovere i residui di cibo che dopo aver mangiato si depositano tra gli spazi interdentali, zone inaccessibili allo spazzolino. L’idropulsore dentale è fondamentalmente composto da tre parti principali: il serbatoio, la pompa idraulica e il compressore. Naturalmente per orientare il getto ogni idropulsore sarà anche dotato di un beccuccio. L’uso quotidiano di questo strumento è in grado di prevenire malattie dentali, gengiviti, tartaro, carie e alito cattivo. Grazie al suo getto calibrato, oltre a rimuovere in modo efficace i residui di cibo, può essere un valido alleato dello spazzolino anche nella rimozione di batteri subgengivali, danneggiandone al tempo stesso le strutture cellulari.

 

Ma i pregi dell’idropulsore dentale non finiscono qui, infatti, utilizzato a pressione media per alcuni secondi, determina una riduzione quasi completa del biofilm batterico, ha effetti anti-infiammatori e con la sua azione massaggiante rinforza le gengive stimolando la circolazione sanguigna. In alcuni casi, miscelando l’acqua al colluttorio, l’idropulsore per denti agisce in modo molto efficace nella pulizia di ponti e impianti dentali. Inoltre l’idropulsione delle superfici orali con diversi agenti farmacologici, come ad esempio la clorexidina, consente una maggiore penetrazione ed efficacia. L’uso dell’idropulsore dentale è indicato per i pazienti diabetici, soggetti allo sviluppo di parodontiti, per chiunque avesse appena completato un ciclo di terapia parodontale e molto altro ancora. L’uso quotidiano dell’apparecchio può rappresentare un efficace supplemento allo spazzolamento quotidiano.

 

Si tratta di uno strumento decisamente semplice da utilizzare e adatto a tutte le famiglie. In alcuni casi sostituisce il noioso filo interdentale. Tra i vari modelli di idropulsori dentali, quello portatile è stato specificamente ideato per poter essere utilizzato fuori casa o per ridurre ulteriormente gli spazi di ingombro senza rinunciare alle caratteristiche di idropulsione. Oggi in commercio esistono vari modelli che possono variare di prezzo a seconda della tecnologia impiegata, del brand e dei costi di produzione. I prezzi degli idropulsori possono spaziare da un minimo di cinquanta euro ad oltre cento euro.

Naturalmente i modelli semi-professionali e quelli professionali hanno dei costi decisamente più alti e non sono reperibili nei comuni canali commerciali.

 

Sanitariapolaris.it offre numerose soluzioni professionali nel campo degli idropulsori, grazie alla collaborazione con Waterpick, azienda leader
nella produzione di idropulsori molto diversi da quelli “made in china” che si possono trovare ovunque.

L’igiene dentale è importante, utilizzate prodotti di qualità!

Ecco le nostre soluzioni: https://www.sanitariapolaris.it/categoria-prodotto/elettromedicali/idropulsori/

Fonte: sanremonews

 

Posted on Lascia un commento

La riabilitazione respiratoria, un percorso terapeutico non farmacologico

 

Secondo il WHO World Health Report 2001 le patologie respiratorie rappresentano in Europa la 5° causa di disabilità. In Italia, le malattie dell’apparato respiratorio rappresentano la terza causa di morte e, di queste, la Bpco (inclusa l’asma) rappresenta il 55% (dati Gold 2005). Tra le varie opzioni terapeutiche di cui disponiamo per queste patologie, la riabilitazione respiratoria ricopre un ruolo importante.

La riabilitazione respiratoria è un programma globale e multidisciplinare di cure basato sull’evidenza, rivolto a pazienti affetti da malattie respiratorie croniche che sono sintomatici e spesso limitati nelle attività della vita quotidiana, in tutti gli stadi di gravità. Integrata nel trattamento individuale della persona, la riabilitazione respiratoria ha lo scopo di ridurre i sintomi, ottimizzare lo stato funzionale, aumentare la partecipazione e ridurre il consumo di risorse sanitarie, attraverso la stabilizzazione o il miglioramento della condizione patologica cronica o post-acuta. I programmi di RR hanno in effetti documentata efficacia anche in situazioni di riacutizzazione e recidive delle patologie croniche, situazioni in cui si può riuscire a contenere lo sviluppo di disabilità secondarie.

Come già sottolineato le strategie attualmente impiegate nei programmi di riabilitazione respiratoria sono da considerare a tutti gli effetti parte integrante ed essenziale nella terapia.

Alla luce di quanto detto sopra, si comprende pertanto come l’intervento riabilitativo si è andato via via trasformando da un intervento prevalentemente fisiochinesiterapico a un approccio riabilitativo globale all’interno di percorsi assistenziali appropriati. Per ottenere un progetto realizzabile, i pazienti debbono essere convogliati all’interno di programmi individualizzati sulla base delle esigenze e delle situazioni in cui versano. Un presupposto all’applicazione più appropriata di questi programmi è la valutazione clinica e funzionale specifica d’organo. A tale scopo si utilizzano misure di funzione, disabilità e partecipazione/relazione validate e riconosciute dalla comunità scientifica internazionale. Un utile contributo per la valutazione e la complessità dell’individuo e per l’inquadramento anche extra-polmonare del malato, è rappresentato dall’utilizzo di strumenti validati per la classificazione quantitativa e qualitativa delle comorbilità croniche, quali la Cumulative Illness Rating Scale (Cirs).

L’applicazione dei programmi ha come effetto auspicabile la realizzazione, dunque, di obiettivi realistici che possono essere distinti in miglioramenti a “breve termine” (quelli fondamentali della disabilità respiratoria come la dispnea o il controllo degli scambi respiratori, e della disabilità generale come la tolleranza all’esercizio, lo stato nutrizionale, lo stato psicologico, la qualità di vita), e miglioramenti a “lungo termine” (il mantenimento nel tempo dei precedenti e, in aggiunta, la promozione di un minore consumo di risorse sanitarie tramite la riduzione delle ospedalizzazioni ripetute, o l’impatto migliorativo sulla mortalità, ottenuto con la applicazione di presidi per la cura della insufficienza respiratoria e la eliminazione di fattori di rischio aggravanti quali il fumo).

Criteri inclusione ed esclusione

Il concetto chiave che orienta l’inclusione nei programmi di riabilitazione respiratoria è la verifica della sussistenza di una condizione di disabilità trattabile, che può essere indipendente dalla gravità della funzione respiratoria misurata nei pazienti candidati. Pertanto una accurata selezione del paziente basata su questo presupposto consente di definire le indicazioni e le valutazioni di outcome, oltre che a porre eventuali controindicazioni.

Un altro concetto importante che può condizionare la indicazione all’intervento riabilitativo specialistico, cui la riabilitazione respiratoria appartiene, è la relazione di causa e lo stato di necessità clinica che può infatti prescindere dalla pura diagnosi e soprattutto dalla gravità della funzione respiratoria.

Da questo punto di vista l’indicazione può avvenire quando fa riferimento all'”evento indice“. L’evento indice in riabilitazione respiratoria fa riferimento alla analisi combinata del rischio clinico, della complessità clinico-assistenziale, del grado di disabilità, e della situazione socio-economica e residenziale del paziente.

L’evento indice è chiaramente identificabile in tutti i pazienti che hanno avuto un ricovero recente legato a un evento respiratorio acuto. Dal momento poi che la Rr è universalmente riconosciuta come la soluzione terapeutica privilegiata per la gestione di questi pazienti, ne deriva anche che ogni paziente cronico respiratorio con un evento avverso recente rappresenta un’appropriata indicazione alla riabilitazione respiratoria.

Nella disabilità progressiva che si associa alle patologie respiratorie croniche o alle sequele di eventi pregressi (come nel caso d’interventi chirurgici su strutture del torace e/o del polmone) l’evento indice può essere di difficile datazione, ma in queste situazioni esiste comunque una “condizione di necessità” che coincide con un rischio elevato di aumento (e di difficile recupero) della disabilità individuale legata alla presenza d’indicatori prognostici negativi e/o alla concentrazione dei singoli fattori di rischio per patologia cardiopolmonare (ad esempio le stesse comorbilità croniche), i quali creano le condizioni più favorevoli per la progressione in senso generale della malattia stessa.

L’unica controindicazione assoluta alla riabilitazione respiratoria Rr è rappresentata dalla mancata volontà da parte del paziente di parteciparvi o da una non buona compliance (= adattabilità) a essa. Le malattie coesistenti (comorbilità), il tabagismo, le barriere geografiche o linguistiche, la compromissione cognitiva e psicomotoria, i problemi socioeconomici, tutti fattori che certamente possono influenzare la efficacia dell’intervento, non rappresentano di per sé criteri di esclusione a priori dal programma.

Le risposte alle domande sono generali e indicative. Per avere un parere dettagliato consigliamo sempre di sentire il proprio medico di famiglia che conosce il quadro clinico generale del paziente.

Chiediamo a chi scrive di specificare nell’oggetto della email lo specialista a cui desidera rivolgersi ma, soprattutto, di avere un po’ di pazienza. La risposta non sarà immediata perché le domande che arrivano ai nostri esperti sono tantissime e non è possibile rispondere a tutte in tempo reale. La redazione si occuperà di dare la priorità alle domande la cui risposta possa essere di interesse generale per tutti gli utenti

Per visualizzare i nostri prodotti per la ginnastica respiratoria, puoi cliccare qui: https://www.sanitariapolaris.it/tag-prodotto/ginnastica-respiratoria/

Fonte: huffpost