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Ma esiste davvero il Mal d’Ossa?

L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini. Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea…

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L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini.

Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea sulla neoproduzione di questa, con conseguente rarefazione progressiva del tessuto osseo, sono svariate. La forma più frequente è legata al passare degli anni (osteoporosi senile) e a un inevitabile processo di alterazione ossea.

Le donne sono più colpite probabilmente a causa degli squilibri ormonali che subentrano in menopausa.

Di solito si manifesta a livello di corpi vertebrali, ossa della mano e collo del femore (nella foto al microscopio): compito della medicina è di rallentare il processo che nessun farmaco ancora è però capace di bloccare definitivamente.

L’obiettivo degli ausili ortopedici di supporto per l’osteoporosi è cercare di ridurre il più possibile il rischio delle fratture ossee. «Il presidio ortopedico è importante», spiega il dott. Nicola Perrino, tecnico ortopedico e direttore del Centro Ortopedico Rinascita di Cinisello Balsamo (MI), «non solo nell’ambito di un programma terapeutico, ma anche nella prospettiva di un piano preventivo. Se scelti e usati correttamente, i presidi contribuiscono a sostenere in modo efficace il segmento interessato dal cedimento». Dato che la scelta tra i presidi in commercio è vasta, tra i fattori che determinano la scelta di un ausilio rispetto a un altro occorre tenere conto anzitutto dell’entità della patologia, della sintomatologia, della morfologia del paziente, dell’età, del grado di tollerabilità e dell’autonomia del paziente. «È anche necessaria», sottolinea Perrino, «un’adeguata conoscenza tecnica da parte del medico proscrittore e di tutte le figure professionali che ruotano attorno al paziente, perché solo se lo specialista, il tecnico ortopedico e il fisioterapista operano in sinergia è possibile ottenere buoni risultati».

Quali tutori?
I presidi con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti più in uso in questi casi sono:
• ortesi per il piede – plantari e/o scarpe, utili per conferire stabilità e ridurre l’urto del tallone al suolo, limitando i microtraumi, principali cause delle fratture;
• tutori per il ginocchio – alla comparsa di alterazioni dell’asse femoro-tibiale, questi tutori permettono di creare una forza di spinta per ridurre il valgismo o il varismo delle ginocchia;
• tutori per l’anca – proteggono un’area che, se sottoposta a forti urti, potrebbe fratturarsi; hanno anche la funzione di scarico, per gravare sulla colonna vertebrale;
• tutori per il polso – sostengono un’articolazione che deve sopportare forti sollecitazioni e la proteggono da fratture dovute alla compressione che può determinarsi tra un osso e l’altro;
• tra i presidi più usati con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti vi sono le ortesi per il tronco, ossia busti e corsetti.

«Busti e corsetti si differenziano per tipo e struttura, ma in generale oggi sono più leggeri rispetto al passato e sono costruiti con materiali innovativi. Il costruttore deve rispettare tre regole fondamentali: la gravità, le tre spinte e i punti di applicazione. In un corsetto, lo scarico a terra nell’azione antigravitaria è realizzato in modo indiretto, sfruttando le ali iliache e trasmettendo il carico a terra attraverso le gambe. Per raddrizzare una curva o allineare due segmenti contigui angolati tra loro servono invece tre spinte: la prima esterna dalla parte della convessità, le altre due contrarie, più lontane possibili e d’intensità pari a metà della prima. Per ottenere un’elongazione del tronco dal basso verso l’alto bisogna tenere conto dei punti di applicazione, ossia avere un punto di contrascesa (che impedisca al busto di salire), un punto di contro discesa (per evitare che il tutore scenda) e punti di contro rotazione, per evitare che il tutore ruoti vanificando la sua efficacia o, peggio, creando danni».
Il trattamento ortesico nel tratto lombare, uno dei più colpiti dalla malattia, è ridurre o annullare il dolore: ciò è possibile se si esercitano l’elongazione, l’estensione e l’immobilizzazione del segmento interessato. Si tratta senza dubbio del tratto della colonna vertebrale più soggetto a disturbi e degenerazioni, sia perché è destinato a sopportare il maggior carico sia perché è sottoposto a maggiori escursioni articolari».

«La soluzione ortesica», prosegue il dott. Perrino, «va valutata anche in base alle caratteristiche del fisico di ciascun paziente e va costruita tenendo conto delle problematiche specifiche. L’osteoporosi interessa generalmente più vertebre, in prevalenza con cedimenti a cuneo con base posteriore (cifotizzanti), dislocati spesso nel tratto dorso-lombare. Il corsetto, in questi casi, va pensato come dispositivo per fare ginnastica e memorizzare un assetto posturale migliore, naturalmente da usare part time».

I tradizionali busti in stoffa e stecche, però, non sono indicati perché il loro punto di applicazione è troppo basso e si rischia di accentuare la curva cifotica. I busti iperestensori a tre punti, invece, sono utili per trattamenti temporanei post-fratturativi, tuttavia sono poco indicati in caso di modificazioni strutturate del rachide e per l’uso a tempo indeterminato da parte del paziente. I busti iperestensori vertebrali (a tre punti), infatti, sono nati come dispositivi da Pronto soccorso per il trattamento di fratture traumatiche in soggetti morfologicamente normali. Questo tipo di busti si adatta male a donne anziane con morfologia deformata da cedimenti osteoporotici.

Questi busti, infatti, non rispettano le regole generali: sono sprovvisti dei punti di contrascesa e controdiscesa, vanno continuamente riassestati e da seduti salgono fino alla zona giugulare, diventando difficili da indossare da parte di pazienti con gravi cifosi.
«Il busto ideale per il trattamento di queste patologie», puntualizza Nicola Perrino, «deve invece esercitare una congrua presa di bacino (senza questa nessun busto è efficace) e sviluppare un’azione elongativa e un’altra in iperestensione. L’elongazione e l’iperestensione blanda si raggiungono attraverso una stimolazione sottoascellare e una corretta presa di bacino. Quest’ultima, se realizzata in modo corretto, impedisce al busto di scendere, consente l’elongazione e diventa base portante del rachide».

Una colonna osteoporotica, però, ha bisogno del giusto sostegno, ma deve anche poter praticare movimento: non va assolutamente immobilizzata. Nel progettare un busto bisogna pensare di far lavorare la muscolatura, per scaricare la struttura ossea sgravandola da un carico eccessivo rispetto alle proprie capacità di sostegno. Il busto modulare con stimolatori ascellari è la soluzione ottimale, perché sostiene senza bloccare. È costruito in materiale plastico, dunque è leggero e flessibile. I tempi di produzione medi sono di due o tre giorni.

Un’ultima considerazione. «Può accadere che, nonostante le corrette indicazioni, l’ortesi non funzioni», conclude Perrino. «Spesso si riscontra che l’ortesi è stata eseguita, montata o regolata male, dunque va modificata o rifatta».

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La regione rassicura gli assistiti del CPO

Nessuna chiusura per il Cpo di Ostia, il centro per la cura delle lesioni del midollo spinale nato cinquanta anni fa. A seguito delle voci che si erano diffuse sulla presunta chiusura di un piano di degenza del presidio di viale Vega, era scattata la mobilitazione dei pazienti che ieri mattina si sono incatenati e poi hanno bloccato la strada. A sostenere la protesta Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, e Casapound.
REGIONE LAZIO – La Regione in una nota dichiara “Si precisa che al Cpo di Ostia non è prevista alcuna chiusura. Con il decreto 171 del 17 maggio 2016 sono infatti già state assegnate le deroghe alla Asl Roma 3. L’azienda sanitaria sta procedendo al reclutamento del personale secondo la normativa prevista dalla legge. La Regione Lazio intende monitorare affinché questo avvenga nel più breve tempo possibile”.
LA DELIBERA 171 – In base alla delibera 171 del 16 maggio scorso, firmata dal commissario ad acta della Regione Lazio, saranno assunti 9 dirigenti medici, 1 dirigente Spta, e 45 unità di comparto tra cui 20 infermieri, 15 oss, 4 tecnici di radiologia, 4 fisioterapisti e 2 tecnici della prevenzione, così come reso noto nei giorni scorsi da M. De Luca, responsabile sanità Fp Cgil Roma Lazio.
FRANCESCO STORACE – “Le chiacchiere della Regione stanno a zero. Se non ci fosse stata la protesta dei malati, non ci sarebbe stato il tardivo annuncio di una vigilanza su una Asl che sta depauperando il Cpo di Ostia. Quella struttura io l’ho riaperta e Zingaretti eviti di chiuderla con l’incuria e l’abbandono. Saremo noi a vigilare sulle loro promesse di cartone”, ha commentato in una nota Francesco Storace.
EUGENIO BELLOMO – “In merito al Cpo”, dichiara Rm3,Eugenio Bellomo, coordinatore Cgil Fp Asl Rm3 “il sostegno di Storace e Casapound alla protesta, rientrata subito dopo il comunicato della Regione Lazio sulle previsioni di assunzione nella Asl Roma 3, fa un po’ sorridere visto che il decreto 171, firmato il 16 maggio, è antecedente alla protesta di ieri, 30 maggio, e che le organizzazioni sindacali, tra cui la Uil Fp Asl Rm3 che ha lanciato l’allarme chiusura di un piano di degenza per mancanza di personale, ne avevano dato l’annuncio con tempestività. Come dire”, prosegue, “si lancia un allarme e ci si vanta per la soluzione, anche se questa è precedente all’allarme”.

“La Uil ha partecipato all’occupazione della direzione generale della Asl ma, a quanto pare, c’è una componente che forse aveva bisogno di un’azione eclatante. “Per quanto riguarda le assunzioni in deroga ad oggi la Asl ha inviato i telegrammi per conoscere la disponibilità degli idonei nelle graduatorie esistenti, ma al momento non mi risulta ci siano state risposte: la legge dice infatti che bisogna utilizzare tali graduatorie ed è quello che sta facendo la Asl. Si deve procedere scorrendo le graduatorie e gli interpellati hanno 30 giorni per rifiutare. Se corretti lo fanno in tempi brevi in modo da permettere ulteriore scorrimento, ma purtroppo non tutti hanno questa sensibilità”, spiega: “per gli oss credo non ci siano graduatorie cui attingere e quindi si dovrà provvedere attraverso la mobilità nazionale”.

 FONTE Corriere di Roma
Cosa ne pensate?

 

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Barriere Sante – Non è un giubileo per persone disabili

Barriere Sante – Non è un giubileo per persone disabili

Pubblichiamo l’interessante video del sito Fainotizia.it per segnalare ulteriormente un problema arcinoto e oramai sulla bocca di tutti da tempo, ma che ci sentiamo di portare sempre all’attenzione di tutti voi lettori.

Camminare e attraversare la strada a Roma può essere pericoloso, soprattutto per i portatori d’handicap. Lo dimostra uno studio realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo e dall’Area Tecnica dell’Aci che ha preso in esame 17 tratte pedonali e 14 attraversamenti tra la stazione Termini e la Basilica di Santa Maria Maggiore, punto di partenza del Cammino Mariano che impegna milioni di pellegrini durante il Giubileo. I risultati dello studio, intitolato “Percorrere ed attraversare a Roma: non è per tutti” non sono esaltanti.

Nessuna infrastruttura, spiega l’Aci in un comunicato, “ha raggiunto il massimo dei voti e la valutazione complessiva è appena “sufficiente” sia per i percorsi pedonali sia per gli attraversamenti, tutti con standard di accessibilità insoddisfacenti per i portatori di handicap. Il percorso migliore, promosso con il giudizio “buono”, è su via Gioberti tra via Amendola e via Principe Amedeo; quello peggiore è sempre su via Gioberti da Piazza S. Maria Maggiore a via Principe Amedeo. L’attraversamento pedonale migliore è in via Amendola, quello più scarso invece in piazza Santa Maria Maggiore. Chi cammina nella capitale deve evitare molte barriere “come pali della luce, postazioni telefoniche, totem pubblicitari e parcometri”, fare i conti con “manifattura non eccellente delle pavimentazioni e scarsa visibilità notturna”. Il quadro è completato da  “troppi ostacoli tra bancarelle, tavolini di esercizi commerciali, cartelloni e veicoli in sosta irregolare; scarsa manutenzione della segnaletica; pulizia inadeguata”. Drammatica la situazione per i disabili e in particolare i ciechi. “Il loro diritto alla mobilità nella Capitale”, si legge nella nota, “è compromesso anche dalla mancanza di equipaggiamenti specifici nel sistema del trasporto pubblico: il 26% degli autobus e il 31% dei tram non ha accorgimenti per i disabili; appena il 39% delle stazioni della MetroA è accessibile ai portatori di handicap, mentre la B e la B1 sono totalmente fruibili; solo il 50% delle stazioni delle ferrovie metropolitane Roma-Lido e Roma-Viterbo è agibile per i disabili motori (percentuale che sale all’85% per chi ha impedimenti visivi). I ciechi che si muovono a piedi devono poi confrontarsi con percorsi discontinui, non adeguatamente protetti, con pavimentazione tattile scarsa o assente, fin troppi ostacoli sul camminamento e addirittura informazioni non sempre corrette e coerenti”.

La situazione insomma non sembra migliorare nonostante le segnalazioni, i video, l’indignazione e tutto ciò che alimenta le discussioni ogni qualvolta si tocca questo delicatissimo argomento!

A tal proposito vi lasciamo al video che ci mostra ancora una volta lo stato di degrado in cui versa la città eterna.

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Montascalepertutti.com un nuovo portale informativo sui montascale

Montascalepertutti.com un nuovo portale informativo sui montascale

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Da qualche tempo è attivo online il sito www.montascalepertutti.com che offre ai visitatori la possibilità di avere informazioni specifiche sul mondo dei montascale.

Sul sito potrete infatti analizzare singolarmente le differenze tra i vari tipi di montascale esistenti in commercio, avere una panoramica sui prezzi e sui fornitori e produttori più importanti e sopratutto avere le idee più chiare sulle detrazioni fiscali che possono essere richieste all’atto della richiesta di fornitura di un montascale.

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Periodicamente potrete visualizzare news sempre aggiornate su quello che è un mondo in continua espansione e dalle tante variabili. Vederci chiaro è un obbligo per fare una scelta giusta in base alle proprie esigenze e alle caratteristiche ambientali di utilizzo.

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Non vi resta altro da fare che visitare il sito all’indirizzo: www.montascalepertutti.com!

Ricordiamo che la Sanitaria Polaris Srl è leader nella fornitura di montascale di ogni tipologia e si avvale della collaborazione dei più importanti fornitori e produttori di montascale.

Tecnici specializzati effettuano sopralluoghi sul posto per valutazioni della messa in opera o per l’utilizzo di montascale adatti ad ogni esigenza.

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IKO – Quando i sogni diventano realtà!

La disabilità è un tema scottante, spesso emarginante, ma la tecnologia e il progresso stanno abbattendo più di un muro a riguardo.

A sperimentare qualcosa di veramente nuovo è DARIO un bambino di Bogotà di 8 anni affetto da una malformazione congenita dell’arto superiore destro. Al suo fianco un equipe di ingegneri e medici che ha creato un progetto bellissimo (qui trovate il progetto illustrato su carta) fatto in collaborazione tra il team FutureLab di LEGO (si proprio quelli dei mattoncini!) e l’organizzazione CIREC che si occupa di bambini con disabilità.

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Carlos Arturo Torres Tovar è lo studente svedese della Umeå University da cui è partito tutto e non servono parole per descrivere la felicità negli occhi di Dario, quando scopre di poter avere un braccio che gli consente di stupire i suoi coetanei con effetti speciali! Di rendere speciale egli stesso! Un bimbo che da disabile si trasforma in supereroe dei fumetti. Una favola che diventa realtà, un piccolo miracolo.

Vi lasciamo al bellissimo video che sintetizza quanto è stato fatto.

Complimenti da parte nostra a chi ha reso possibile tutto ciò.

IKO Creative prosthetic system from Carlos Arturo Torres on Vimeo.

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Oggi giornata Telethon!

Oggi all’esterno del nostro punto vendita i ragazzi di Telethon vi aspettano per darvi tutte le informazioni a riguardo delle iniziative per l’aiuto alla ricerca contro le malattie rare.

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A pochi giorni dal Derby del Cuore di Torino, dove grazie al pubblico sono stati raccolti più di due milioni di euro, la lotta alle malattie rare non si ferma e i soldi raccolti non saranno mai “troppi”.

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L’Italia è un paese dove raggiungiamo vette di eccellenza per lo studio e la ricerca, nonostante i problemi che affliggano i ricercatori stessi, solo con il nostro aiuto possiamo sperare che tutto il sistema vada avanti e che sempre più persone affette da malattie rare possano finalmente trovare una via d’uscita ai loro problemi.

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Vi aspettiamo numerosi.

https://www.telethon.it/

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MOTION DAYS – MOTOR VILLAGE ROMA

Sanitaria Polaris srl in collaborazione con Coloplast Spa è lieta di invitarvi al Motor Village di Roma nei giorni 28 e 29 Novembre 2014 per i “Motion Days”.

Un evento dedicato alla libertà.

Autonomy allestirà per l’occasione delle Fiat 500 L e delle nuovissime Jeep Renegade.

Saranno allestite delle aree specifiche in base ai temi trattati.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo alle locandine ufficiali.

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Quando l’ausilio diventa un gioco

La scienza e la tecnologia camminano fianco a fianco per riuscire a risolvere problemi che un tempo sembravano impossibili da superare. In questi giorni a pochi passi da Roma si è assistito ad un nuovo passo verso il futuro che potrebbe dare un grande aiuto a tantissimi bambini e ragazzi.

Si chiama Lokomat ed ha appena raggiunto i colleghi Re-Walk, Anklebot e WAKE-UP al MARlab, laboratorio di robotica e analisi del movimento dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Santa Marinella. Al pari dei suoi consimili Lokomat – donato dalla Fondazione Roma e primo del suo genere a essere installato nel Lazio – servirà nella riabilitazione di piccoli pazienti con disabilità motorie dovute a patologie del sistema nervoso e dei muscoli scheletrici, congenite o acquisite (come paralisi cerebrale infantile, trauma cranico, lesioni spinali congenite e acquisite, tumori cerebrali e patologie neuromuscolari come la Distrofia di Duchenne).

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Lokomat, che promette di aiutare a camminare circa sei pazienti al giorno e cento bambini l’anno, è un robot adattabile alla lunghezza delle gambe del bambino durante al crescita e conta quattro componenti. Il primo è l’esoscheletro indossato dal bimbo, il secondo è il tapis roulant su cui si muove, il terzo è un sistema di alleggerimento pesi durante la deambulazione e il quarto è il sistema di realtà virtuale abbinato. In questo modo infatti, vedendo il proprio avatar, il bambino si immedesima in un percorso virtuale e con la logica del gioco è anche più motivato a seguire il percorso riabilitativo.

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Ed è quindi interessante vedere come un ausilio riabilitativo, grazie alle moderne tecnologie, diventa una sorta di mega videogame interattivo che aiuta un bimbo facendolo divertire al tempo stesso!

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Articolo tratto da Wired.it

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Nuovi interessanti modifiche sul sistema Triride!

Trasformare la carrozzina manuale in carrozzina elettronica potrebbe essere una cosa molto comoda in alcuni casi, in particolare quelli in cui il terreno si fa dissestato o le pendenze diventano importanti comportando uno sforzo notevole per l’utente.

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A tal proposito vi avevamo già parlato del nuovissimo sistema Triride. Il propulsore di spinta per carrozzine che vi abbiamo mostrato risponde proprio  a questa esigenza: si tratta di una unità di propulsione elettronica, dotata di manubrio, che si può applicare alla carrozzina manuale, la quale assume le funzionalità di una carrozzina elettrica, quanto a potenza.

Forte del successo che questo prodotto ha riscontrato nel mercato, ora viene lanciata la versione potenziata, col modello Special Alta Coppia, presentato in occasione della recente fiera Exposanità, dopo l’ufficializzazione dell’accordo di esclusività stipulato con l’azienda Golden Motor Italia.

RETROMARCIA, PIU’ POTENZA E DURATA DELLE BATTERIE AUMENTATA – Le peculiarità del motore prodotto dall’azienda canadese fanno sì che Triride sia un passo più avanti rispetto a modelli e prodotti analoghi.  Il modello Triride Special Alta Coppia permette di affrontare percorsi particolarmente impervi e pendenze importanti anche per lunghi tratti grazie proprio all’alta coppia del motore.

francesca porcellato a bordo cìdi carrozzina con triride

La centralina interna allo stesso motore è regolabile completamente tramite computer, per cui possono essere modificati e tarati i parametri in base alle esigenze  e alle richieste dell’utente. Novità di rilievo sono l’installazione della retromarcia, che permette così di spostarsi anche in spazi stretti.

A queste novità si aggiunge anche il cruise control, grazie al quale è possibile percorrere lunghi tratti impostando la velocità desiderata, ma anche  il freno motore, la possibilità di autoricarica della batteria in discesa ed altre ancora.

Insomma, queste novità rendono il Triride un sistema ancor più interessante e completo. Siamo certi che basterà un prova per farvi rendere conto delle incredibili potenzialità che questo articolo potrebbe darvi in termini di autonomia e stile di vita.

Chiamateci per info di ogni genere.

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Errata corrige – Il Ministero blocca Tommy

Tempo fa vi avevamo parlato di “Tommy”, il dissuasore per proteggere i posti auto riservati alle persone disabili, ed ecco che il ministero per le Infrastrutture e i Trasporti ha subito bloccato il progetto.

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Qualche giorno fa a Roma, in via Gulli, era stato installato il primo prototipo, per farne testarne l’efficacia. Lo scopo del dissuasore doveva essere quello di proteggere gli stalli nominali assegnati ai disabili, ma Tommy non ha convinto e il primo a non esserne dissuaso è stato proprio il ministero per le Infrastrutture e i Trasporti che ha infatti dato parere negativo all’installazione avanzando tre motivazioni di base:

  • Preclude la fermata.

In primo luogo il ministero scrive che “trattandosi di aree destinate alla riserva di sosta non sembrerebbe preclusa la possibilità, qualora non fossero occupate dal titolare, di essere utilizzate per una semplice manovra di fermata”, questo perché il Codice della strada vieta la sosta negli stalli riservati ai disabili, ma non la fermata che, invece, installando Tommy non sarebbe più possibile.

  • Difficoltoso da usare.

In secondo luogo il ministero sostiene che “a seconda del dispositivo adottato, potrebbe risultare ancora meno agevole l’utilizzo dello stallo da parte del disabile, perché si aggiungerebbero a suo carico ulteriori manovre che ovviamente sarebbero eseguite da una persona già in stato di difficoltà”.

  • Occupa spazio pubblico.

Infine, come terza motivazione, il ministero afferma che “l’installazione di un dissuasore di sosta su uno stallo personalizzato, oltre a costituire un ostacolo, va oltre lo spirito della norma e potrebbe far prospettare una vera e propria occupazione di suolo pubblico, diversamente disciplinata”.

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E così, mentre altri comuni avevano fatto richiesta per aderire all’iniziativa e cominciare una sperimentazione anche sulle loro strade, il progetto sembra arrivato ad un vicolo cieco…

E voi cosa ne pensate?