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Ecco come allestire un bagno per disabili – I principi da seguire

Avere in casa un disabile vuol dire prestare a lui le principali attenzioni nel momento in cui vi sono da effettuare delle ristrutturazioni o dei rifacimenti di locali e il bagno è certamente uno dei principali spazi fra quelli che richiedono un focus molto attento. Un bagno per disabili in casa è un obbligo pratico e morale per tutti coloro i quali vivono con persone affette da problemi con difficoltà motorie e richiedono l’ausilio di sedia a rotelle o deambulatori. Progettarlo non è semplice, anche se è pur vero che ultimamente sono diverse le aziende che propongono nel settore accessori e attrezzature idonee, pensate appositamente per questa categoria di persone.
Per realizzare un bagno per disabili è necessario partire da alcuni punti fermi che sono in realtà delle caratteristiche che vanno oltre il gusto personale, in quanto premiano la razionalità e la praticità, aspetti che devono essere alla base di qualsiasi scelta.

Anche in casa è necessario eliminare le barriere architettoniche, togliendo tutto ciò che può rendere inaccessibile un locale. Bisogna dunque attuare alcuni accorgimenti in fase di costruzione o di ristrutturazione bagno per poter favorire l’accesso con la carrozzina o con il deambulatore. Esistono indicazioni precise che il Centro di Adattamento dell’Ambiente Domestico (CAAD) ha tracciato a livello generale, lasciando all’utente la personalizzazione di alcune particolari soluzioni basate sulle specifiche esigenze.

La porta
Il principio guida è creare meno ingombro possibile favorendo l’accesso al bagno. Con questa premessa, disporre di una porta scorrevole è la condizione ideale per poter agevolare l’entrata al portatore di handicap o anche all’anziano. L’installazione di una porta a scomparsa deve prevedere lo scorrimento all’interno della parete, ma non sempre ciò è possibile, ragion per cui una buona alternativa è rappresentata da una porta a soffietto. In entrambi i casi è utile prevedere la presenza di una maniglia in modo tale che possa facilitare l’apertura o la chiusura. Importante risulta anche il materiale di produzione: la porta del bagno è continuamente sottoposta a colpi e urti da parte delle pedane poggiapiedi della sedia a rotelle. Meglio quindi propendere per una porta robusta, magari con vetro infrangibile per incrementare il livello di sicurezza. Inoltre molte sono rivestite con una membrana facilmente lavabile e antigraffio, conferendo alla porta una buona resistenza e durata.
Per i disabili è necessario calcolare accuratamente le misure: il DM 236 del 1989 e la Legge 13 dello stesso anno, prevedono almeno 75 cm di larghezza minima, ammettendo una riduzione a 70 cm in casi eccezionali.

La pavimentazione
Il pavimento è un aspetto fondamentale per un bagno per disabili poichè deve avere precise caratteristiche. Innanzitutto deve essere antiscivolo per evitare che una persona già con problemi a muoversi possa ritrovarsi ad affrontare una superficie insidiosa, soprattutto in presenza di umidità o di residui di acqua (ad esempio dopo una doccia o un bagno). E’ importante che il pavimento sia di un materiale a rapida asciugatura e facilmente lavabile, possibilmente senza linee di giunzione o che queste siano comunque minime (evitare dunque ampie fughe tra le piastrelle e prediligere pavimenti in resina o rivestimenti gommati). Anche i tappeti possono creare dei problemi a chi si muove in carrozzella o, peggio, con il deambulatore, oltre a incrementare le probabilità di inciampare o si scivolare.

La doccia per disabili
Uno degli aspetti chiave per progettare un bagno per disabili è la doccia, la quale riveste un’importanza determinante. Verrebbe da dire che spesso la realizzazione del locale ruoti proprio intorno a questo elemento chiave.
La prima regola coinvolge l’eliminazione di barriere architettoniche, quindi il piatto doccia deve essere a filo pavimento, che oltre ad essere elegante è anche pratico e funzionale. Con questa installazione non si ha il gradino, il quale comprometterebbe l’ingresso con la carrozzina e costringerebbe, chi riesce ad alzarsi e a muovere qualche passo, a scavalcare la soglia prestando attenzione a non inciampare. Meglio dunque creare una continuità con il pavimento.
Una componente della doccia è il box. Questo deve essere robusto e infrangibile, consentendo anche la possibilità di appoggiarsi. Inoltre, in caso di handicap particolarmente grave, è possibile avere una cabina doccia speciale che permette a eventuali assistenti di poter intervenire per aiutare la persona a lavarsi, aprendo solo la parte superiore per facilitare l’azione.
Altra cosa da considerare è il collocamento di un appiglio a muro, come una maniglia fissa che possa favorire l’appoggio del disabile. Quello che conta in una doccia per persone handicappate è lo spazio e quindi è meglio puntare sul concreto, abbandonando optional e accessori inutili a favore di una soluzione concreta, pratica e funzionale. Non deve assolutamente mancare il doccino regolabile in altezza con un saliscendi per i piedi e le parti basse degli arti inferiori.
Spesso il disabile è costretto a entrare in doccia con la sedia a rotelle necessitando dunque di spazio. Ecco perché è buona cosa scegliere una doccia ampia, con una porta di ingresso capace di facilitare il passaggio e un’area che permette un minimo di movimento.
Docce più evolute prevedono la possibilità di avere un seggiolino pieghevole per trasferire il soggetto rendendogli una posizione più comode.
In caso di disabili in casa, la doccia rappresenta la miglior soluzione possibile per l’igiene personale.

La vasca per disabili
La vasca è una soluzione sconsigliata per chi soffre di disabilità perchè è meno pratica della doccia e richiede una movimentazione differente, più impegnativa e rischiosa. Esistono delle produzioni speciali finalizzate più che altro alle persone anziane o con difficoltà motorie dotate però di un minimo di autonomia nella mobilità. In questo caso il consiglio è quello di avere una vasca da bagno provvista di rialzo per la seduta in modo da rendere più pratica l’igiene. Una valida alternativa è la trasformazione di vasca in doccia, un’operazione che si realizza nell’arco di una giornata di lavoro scegliendo soluzioni personalizzate proposte da ditte specializzate.

Il lavabo in un bagno per disabili
Anche un elemento apparentemente classico come il lavabo deve essere scelto pensando alle difficoltà della persona disabile. Le principali accortezze sono due: l’altezza e la tipologia di lavandino. Innanzitutto non bisogna scegliere un lavabo a incasso all’interno di un mobile da bagno, così come non andrebbe installato una vasca da appoggio. La prima variante impedirebbe al soggetto di potersi avvicinare correttamente e aprire l’acqua dato che non avrebbe lo spazio necessario per infilare le gambe e la carrozzina, poichè toccherebbe il mobile. Nel secondo caso, invece, si costringerebbe la persona a compiere un gesto rischioso per potersi erigere al fine di accedere ai rubinetti, dato che un lavandino in appoggio alza non poco la misura, peccando in praticità.
La soluzione ideale e tipica, in questi casi, è l’installazione di un lavandino a muro, in formato sospeso, con la possibilità di avere lo spazio necessario nella parte inferiore per poter avvicinare al meglio la carrozzella.
Un secondo parametro da considerare è l’altezza di posizionamento. Se c’è una sedia a rotelle è utile prevedere una misura tale che anche da seduto il soggetto riesca a maneggiare la rubinetteria accedendo all’acqua.

La scelta della tazza wc 
Si è abituati nei servizi pubblici a vedere gabinetti molto alti. Questa non è la soluzione ideale per la casa nel caso in cui vi siano persone su sedie a rotelle. In questo caso l’accesso deve essere semplice e quindi ribassato, per consentire il trasferimento del soggetto ad un’altezza più o meno paritaria. Avere un water alto, creerebbe solo problematiche sia al disabile che alla persona che deve aiutarlo a sedersi, sollevandolo di peso dalla carrozzina. Diverso è il discorso se l’handicappato riesce a muoversi in piedi, magari con un deambulatore: in questo caso il gabinetto rialzato lo agevolerebbe in quanto faciliterebbe la seduta e ridurrebbe poi lo sforzo nel rialzarsi.
Non è secondaria la scelta degli spazi: prevedere una zona libera nei pressi della tazza wc è una buona idea per permettere il posizionamento della sedia a rotelle o di altri elementi di sostegno, ma anche per lasciare una maggiore libertà di movimento a chi ha il compito di assistere la persona disabile.
L’altezza ideale di installazione deve consentire al soggetto seduto di poter appoggiare comodamente e con sicurezza l’intera pianta del piede sul pavimento. Il posizionamento ottimale è in un angolo per poter installare sul muro anche una maniglia ove appoggiarsi e fare forza in caso di difficoltà. Inoltre nelle vicinanze, a portata di mano, un campanello di allarme è obbligatorio per poter dar modo al disabile di chiamare qualcuno qualora dovessero subentrare delle difficoltà. Nelle vicinanze è utile anche trasferire il comando della sciacquone.

Scegliere il bidet 
Non sempre un disabile è in grado di accomodarsi sul bidet. Per ovviare al problema è utile avere una doccia con la possibilità di lavarsi le parti intime attraverso appositi getti oppure con il doccino a mano.
Anche alcuni modelli di bidet hanno questa opportunità, anche se meno pratica rispetto alla precedente dato che inevitabilmente bagna a il pavimento del bagno.

Conclusione
In caso di lavori di ristrutturazione, anche il bagno rientra tra i bonus fiscali che consentono la realizzazione di lavori ricevendo poi uno sgravio sulle imposte. Tra le spese ammissibili sono incluse quelle relative alla sostituzione dei sanitari, alla trasformazione da vasca a doccia e anche gli arredi. Prima di procedere è utile chiedere un confronto con il proprio commercialista per poter analizzare tutte le possibilità che si sono per poter trarre benefici e contenere le spese.
Per progettare un bagno di casa per disabili è importante porsi nelle condizioni degli utilizzatori e mantenere le linee guida che possono rappresentare una traccia in grado di indirizzare nel giusto verso la realizzazione di un ambiente che anche per chi vive quotidianamente nella difficoltà, possa essere accogliente e funzionale, semplificando, almeno in parte, quel frangente di vita.

Per evitare invece opere murarie e risparmiare denaro è anche possibile affidarsi ad ausili rimovibili di aiuto quotidiano come alzawater, maniglie e altri prodotti che potete trovare nella nostra area dedicata a questo link:
https://www.sanitariapolaris.it/categoria-prodotto/ausili-bagno/

Fonte: ilmessagerocasa

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Ma esiste davvero il Mal d’Ossa?

L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini. Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea…

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L’osteoporosi è una patologia che colpisce dopo i 60 anni il 30 per cento delle donne e il 15 degli uomini.

Le cause di questa malattia, durante la quale prevale la distruzione di sostanza ossea sulla neoproduzione di questa, con conseguente rarefazione progressiva del tessuto osseo, sono svariate. La forma più frequente è legata al passare degli anni (osteoporosi senile) e a un inevitabile processo di alterazione ossea.

Le donne sono più colpite probabilmente a causa degli squilibri ormonali che subentrano in menopausa.

Di solito si manifesta a livello di corpi vertebrali, ossa della mano e collo del femore (nella foto al microscopio): compito della medicina è di rallentare il processo che nessun farmaco ancora è però capace di bloccare definitivamente.

L’obiettivo degli ausili ortopedici di supporto per l’osteoporosi è cercare di ridurre il più possibile il rischio delle fratture ossee. «Il presidio ortopedico è importante», spiega il dott. Nicola Perrino, tecnico ortopedico e direttore del Centro Ortopedico Rinascita di Cinisello Balsamo (MI), «non solo nell’ambito di un programma terapeutico, ma anche nella prospettiva di un piano preventivo. Se scelti e usati correttamente, i presidi contribuiscono a sostenere in modo efficace il segmento interessato dal cedimento». Dato che la scelta tra i presidi in commercio è vasta, tra i fattori che determinano la scelta di un ausilio rispetto a un altro occorre tenere conto anzitutto dell’entità della patologia, della sintomatologia, della morfologia del paziente, dell’età, del grado di tollerabilità e dell’autonomia del paziente. «È anche necessaria», sottolinea Perrino, «un’adeguata conoscenza tecnica da parte del medico proscrittore e di tutte le figure professionali che ruotano attorno al paziente, perché solo se lo specialista, il tecnico ortopedico e il fisioterapista operano in sinergia è possibile ottenere buoni risultati».

Quali tutori?
I presidi con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti più in uso in questi casi sono:
• ortesi per il piede – plantari e/o scarpe, utili per conferire stabilità e ridurre l’urto del tallone al suolo, limitando i microtraumi, principali cause delle fratture;
• tutori per il ginocchio – alla comparsa di alterazioni dell’asse femoro-tibiale, questi tutori permettono di creare una forza di spinta per ridurre il valgismo o il varismo delle ginocchia;
• tutori per l’anca – proteggono un’area che, se sottoposta a forti urti, potrebbe fratturarsi; hanno anche la funzione di scarico, per gravare sulla colonna vertebrale;
• tutori per il polso – sostengono un’articolazione che deve sopportare forti sollecitazioni e la proteggono da fratture dovute alla compressione che può determinarsi tra un osso e l’altro;
• tra i presidi più usati con funzioni riabilitative, preventive o immobilizzanti vi sono le ortesi per il tronco, ossia busti e corsetti.

«Busti e corsetti si differenziano per tipo e struttura, ma in generale oggi sono più leggeri rispetto al passato e sono costruiti con materiali innovativi. Il costruttore deve rispettare tre regole fondamentali: la gravità, le tre spinte e i punti di applicazione. In un corsetto, lo scarico a terra nell’azione antigravitaria è realizzato in modo indiretto, sfruttando le ali iliache e trasmettendo il carico a terra attraverso le gambe. Per raddrizzare una curva o allineare due segmenti contigui angolati tra loro servono invece tre spinte: la prima esterna dalla parte della convessità, le altre due contrarie, più lontane possibili e d’intensità pari a metà della prima. Per ottenere un’elongazione del tronco dal basso verso l’alto bisogna tenere conto dei punti di applicazione, ossia avere un punto di contrascesa (che impedisca al busto di salire), un punto di contro discesa (per evitare che il tutore scenda) e punti di contro rotazione, per evitare che il tutore ruoti vanificando la sua efficacia o, peggio, creando danni».
Il trattamento ortesico nel tratto lombare, uno dei più colpiti dalla malattia, è ridurre o annullare il dolore: ciò è possibile se si esercitano l’elongazione, l’estensione e l’immobilizzazione del segmento interessato. Si tratta senza dubbio del tratto della colonna vertebrale più soggetto a disturbi e degenerazioni, sia perché è destinato a sopportare il maggior carico sia perché è sottoposto a maggiori escursioni articolari».

«La soluzione ortesica», prosegue il dott. Perrino, «va valutata anche in base alle caratteristiche del fisico di ciascun paziente e va costruita tenendo conto delle problematiche specifiche. L’osteoporosi interessa generalmente più vertebre, in prevalenza con cedimenti a cuneo con base posteriore (cifotizzanti), dislocati spesso nel tratto dorso-lombare. Il corsetto, in questi casi, va pensato come dispositivo per fare ginnastica e memorizzare un assetto posturale migliore, naturalmente da usare part time».

I tradizionali busti in stoffa e stecche, però, non sono indicati perché il loro punto di applicazione è troppo basso e si rischia di accentuare la curva cifotica. I busti iperestensori a tre punti, invece, sono utili per trattamenti temporanei post-fratturativi, tuttavia sono poco indicati in caso di modificazioni strutturate del rachide e per l’uso a tempo indeterminato da parte del paziente. I busti iperestensori vertebrali (a tre punti), infatti, sono nati come dispositivi da Pronto soccorso per il trattamento di fratture traumatiche in soggetti morfologicamente normali. Questo tipo di busti si adatta male a donne anziane con morfologia deformata da cedimenti osteoporotici.

Questi busti, infatti, non rispettano le regole generali: sono sprovvisti dei punti di contrascesa e controdiscesa, vanno continuamente riassestati e da seduti salgono fino alla zona giugulare, diventando difficili da indossare da parte di pazienti con gravi cifosi.
«Il busto ideale per il trattamento di queste patologie», puntualizza Nicola Perrino, «deve invece esercitare una congrua presa di bacino (senza questa nessun busto è efficace) e sviluppare un’azione elongativa e un’altra in iperestensione. L’elongazione e l’iperestensione blanda si raggiungono attraverso una stimolazione sottoascellare e una corretta presa di bacino. Quest’ultima, se realizzata in modo corretto, impedisce al busto di scendere, consente l’elongazione e diventa base portante del rachide».

Una colonna osteoporotica, però, ha bisogno del giusto sostegno, ma deve anche poter praticare movimento: non va assolutamente immobilizzata. Nel progettare un busto bisogna pensare di far lavorare la muscolatura, per scaricare la struttura ossea sgravandola da un carico eccessivo rispetto alle proprie capacità di sostegno. Il busto modulare con stimolatori ascellari è la soluzione ottimale, perché sostiene senza bloccare. È costruito in materiale plastico, dunque è leggero e flessibile. I tempi di produzione medi sono di due o tre giorni.

Un’ultima considerazione. «Può accadere che, nonostante le corrette indicazioni, l’ortesi non funzioni», conclude Perrino. «Spesso si riscontra che l’ortesi è stata eseguita, montata o regolata male, dunque va modificata o rifatta».

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La regione rassicura gli assistiti del CPO

Nessuna chiusura per il Cpo di Ostia, il centro per la cura delle lesioni del midollo spinale nato cinquanta anni fa. A seguito delle voci che si erano diffuse sulla presunta chiusura di un piano di degenza del presidio di viale Vega, era scattata la mobilitazione dei pazienti che ieri mattina si sono incatenati e poi hanno bloccato la strada. A sostenere la protesta Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, e Casapound.
REGIONE LAZIO – La Regione in una nota dichiara “Si precisa che al Cpo di Ostia non è prevista alcuna chiusura. Con il decreto 171 del 17 maggio 2016 sono infatti già state assegnate le deroghe alla Asl Roma 3. L’azienda sanitaria sta procedendo al reclutamento del personale secondo la normativa prevista dalla legge. La Regione Lazio intende monitorare affinché questo avvenga nel più breve tempo possibile”.
LA DELIBERA 171 – In base alla delibera 171 del 16 maggio scorso, firmata dal commissario ad acta della Regione Lazio, saranno assunti 9 dirigenti medici, 1 dirigente Spta, e 45 unità di comparto tra cui 20 infermieri, 15 oss, 4 tecnici di radiologia, 4 fisioterapisti e 2 tecnici della prevenzione, così come reso noto nei giorni scorsi da M. De Luca, responsabile sanità Fp Cgil Roma Lazio.
FRANCESCO STORACE – “Le chiacchiere della Regione stanno a zero. Se non ci fosse stata la protesta dei malati, non ci sarebbe stato il tardivo annuncio di una vigilanza su una Asl che sta depauperando il Cpo di Ostia. Quella struttura io l’ho riaperta e Zingaretti eviti di chiuderla con l’incuria e l’abbandono. Saremo noi a vigilare sulle loro promesse di cartone”, ha commentato in una nota Francesco Storace.
EUGENIO BELLOMO – “In merito al Cpo”, dichiara Rm3,Eugenio Bellomo, coordinatore Cgil Fp Asl Rm3 “il sostegno di Storace e Casapound alla protesta, rientrata subito dopo il comunicato della Regione Lazio sulle previsioni di assunzione nella Asl Roma 3, fa un po’ sorridere visto che il decreto 171, firmato il 16 maggio, è antecedente alla protesta di ieri, 30 maggio, e che le organizzazioni sindacali, tra cui la Uil Fp Asl Rm3 che ha lanciato l’allarme chiusura di un piano di degenza per mancanza di personale, ne avevano dato l’annuncio con tempestività. Come dire”, prosegue, “si lancia un allarme e ci si vanta per la soluzione, anche se questa è precedente all’allarme”.

“La Uil ha partecipato all’occupazione della direzione generale della Asl ma, a quanto pare, c’è una componente che forse aveva bisogno di un’azione eclatante. “Per quanto riguarda le assunzioni in deroga ad oggi la Asl ha inviato i telegrammi per conoscere la disponibilità degli idonei nelle graduatorie esistenti, ma al momento non mi risulta ci siano state risposte: la legge dice infatti che bisogna utilizzare tali graduatorie ed è quello che sta facendo la Asl. Si deve procedere scorrendo le graduatorie e gli interpellati hanno 30 giorni per rifiutare. Se corretti lo fanno in tempi brevi in modo da permettere ulteriore scorrimento, ma purtroppo non tutti hanno questa sensibilità”, spiega: “per gli oss credo non ci siano graduatorie cui attingere e quindi si dovrà provvedere attraverso la mobilità nazionale”.

 FONTE Corriere di Roma
Cosa ne pensate?

 

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Barriere Sante – Non è un giubileo per persone disabili

Barriere Sante – Non è un giubileo per persone disabili

Pubblichiamo l’interessante video del sito Fainotizia.it per segnalare ulteriormente un problema arcinoto e oramai sulla bocca di tutti da tempo, ma che ci sentiamo di portare sempre all’attenzione di tutti voi lettori.

Camminare e attraversare la strada a Roma può essere pericoloso, soprattutto per i portatori d’handicap. Lo dimostra uno studio realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo e dall’Area Tecnica dell’Aci che ha preso in esame 17 tratte pedonali e 14 attraversamenti tra la stazione Termini e la Basilica di Santa Maria Maggiore, punto di partenza del Cammino Mariano che impegna milioni di pellegrini durante il Giubileo. I risultati dello studio, intitolato “Percorrere ed attraversare a Roma: non è per tutti” non sono esaltanti.

Nessuna infrastruttura, spiega l’Aci in un comunicato, “ha raggiunto il massimo dei voti e la valutazione complessiva è appena “sufficiente” sia per i percorsi pedonali sia per gli attraversamenti, tutti con standard di accessibilità insoddisfacenti per i portatori di handicap. Il percorso migliore, promosso con il giudizio “buono”, è su via Gioberti tra via Amendola e via Principe Amedeo; quello peggiore è sempre su via Gioberti da Piazza S. Maria Maggiore a via Principe Amedeo. L’attraversamento pedonale migliore è in via Amendola, quello più scarso invece in piazza Santa Maria Maggiore. Chi cammina nella capitale deve evitare molte barriere “come pali della luce, postazioni telefoniche, totem pubblicitari e parcometri”, fare i conti con “manifattura non eccellente delle pavimentazioni e scarsa visibilità notturna”. Il quadro è completato da  “troppi ostacoli tra bancarelle, tavolini di esercizi commerciali, cartelloni e veicoli in sosta irregolare; scarsa manutenzione della segnaletica; pulizia inadeguata”. Drammatica la situazione per i disabili e in particolare i ciechi. “Il loro diritto alla mobilità nella Capitale”, si legge nella nota, “è compromesso anche dalla mancanza di equipaggiamenti specifici nel sistema del trasporto pubblico: il 26% degli autobus e il 31% dei tram non ha accorgimenti per i disabili; appena il 39% delle stazioni della MetroA è accessibile ai portatori di handicap, mentre la B e la B1 sono totalmente fruibili; solo il 50% delle stazioni delle ferrovie metropolitane Roma-Lido e Roma-Viterbo è agibile per i disabili motori (percentuale che sale all’85% per chi ha impedimenti visivi). I ciechi che si muovono a piedi devono poi confrontarsi con percorsi discontinui, non adeguatamente protetti, con pavimentazione tattile scarsa o assente, fin troppi ostacoli sul camminamento e addirittura informazioni non sempre corrette e coerenti”.

La situazione insomma non sembra migliorare nonostante le segnalazioni, i video, l’indignazione e tutto ciò che alimenta le discussioni ogni qualvolta si tocca questo delicatissimo argomento!

A tal proposito vi lasciamo al video che ci mostra ancora una volta lo stato di degrado in cui versa la città eterna.

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Montascalepertutti.com un nuovo portale informativo sui montascale

Montascalepertutti.com un nuovo portale informativo sui montascale

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Da qualche tempo è attivo online il sito www.montascalepertutti.com che offre ai visitatori la possibilità di avere informazioni specifiche sul mondo dei montascale.

Sul sito potrete infatti analizzare singolarmente le differenze tra i vari tipi di montascale esistenti in commercio, avere una panoramica sui prezzi e sui fornitori e produttori più importanti e sopratutto avere le idee più chiare sulle detrazioni fiscali che possono essere richieste all’atto della richiesta di fornitura di un montascale.

Montascale-a-poltroncina

Periodicamente potrete visualizzare news sempre aggiornate su quello che è un mondo in continua espansione e dalle tante variabili. Vederci chiaro è un obbligo per fare una scelta giusta in base alle proprie esigenze e alle caratteristiche ambientali di utilizzo.

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Non vi resta altro da fare che visitare il sito all’indirizzo: www.montascalepertutti.com!

Ricordiamo che la Sanitaria Polaris Srl è leader nella fornitura di montascale di ogni tipologia e si avvale della collaborazione dei più importanti fornitori e produttori di montascale.

Tecnici specializzati effettuano sopralluoghi sul posto per valutazioni della messa in opera o per l’utilizzo di montascale adatti ad ogni esigenza.

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IKO – Quando i sogni diventano realtà!

La disabilità è un tema scottante, spesso emarginante, ma la tecnologia e il progresso stanno abbattendo più di un muro a riguardo.

A sperimentare qualcosa di veramente nuovo è DARIO un bambino di Bogotà di 8 anni affetto da una malformazione congenita dell’arto superiore destro. Al suo fianco un equipe di ingegneri e medici che ha creato un progetto bellissimo (qui trovate il progetto illustrato su carta) fatto in collaborazione tra il team FutureLab di LEGO (si proprio quelli dei mattoncini!) e l’organizzazione CIREC che si occupa di bambini con disabilità.

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Carlos Arturo Torres Tovar è lo studente svedese della Umeå University da cui è partito tutto e non servono parole per descrivere la felicità negli occhi di Dario, quando scopre di poter avere un braccio che gli consente di stupire i suoi coetanei con effetti speciali! Di rendere speciale egli stesso! Un bimbo che da disabile si trasforma in supereroe dei fumetti. Una favola che diventa realtà, un piccolo miracolo.

Vi lasciamo al bellissimo video che sintetizza quanto è stato fatto.

Complimenti da parte nostra a chi ha reso possibile tutto ciò.

IKO Creative prosthetic system from Carlos Arturo Torres on Vimeo.

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Oggi giornata Telethon!

Oggi all’esterno del nostro punto vendita i ragazzi di Telethon vi aspettano per darvi tutte le informazioni a riguardo delle iniziative per l’aiuto alla ricerca contro le malattie rare.

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A pochi giorni dal Derby del Cuore di Torino, dove grazie al pubblico sono stati raccolti più di due milioni di euro, la lotta alle malattie rare non si ferma e i soldi raccolti non saranno mai “troppi”.

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L’Italia è un paese dove raggiungiamo vette di eccellenza per lo studio e la ricerca, nonostante i problemi che affliggano i ricercatori stessi, solo con il nostro aiuto possiamo sperare che tutto il sistema vada avanti e che sempre più persone affette da malattie rare possano finalmente trovare una via d’uscita ai loro problemi.

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Vi aspettiamo numerosi.

https://www.telethon.it/

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MOTION DAYS – MOTOR VILLAGE ROMA

Sanitaria Polaris srl in collaborazione con Coloplast Spa è lieta di invitarvi al Motor Village di Roma nei giorni 28 e 29 Novembre 2014 per i “Motion Days”.

Un evento dedicato alla libertà.

Autonomy allestirà per l’occasione delle Fiat 500 L e delle nuovissime Jeep Renegade.

Saranno allestite delle aree specifiche in base ai temi trattati.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo alle locandine ufficiali.

evento Motor Village A5

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Quando l’ausilio diventa un gioco

La scienza e la tecnologia camminano fianco a fianco per riuscire a risolvere problemi che un tempo sembravano impossibili da superare. In questi giorni a pochi passi da Roma si è assistito ad un nuovo passo verso il futuro che potrebbe dare un grande aiuto a tantissimi bambini e ragazzi.

Si chiama Lokomat ed ha appena raggiunto i colleghi Re-Walk, Anklebot e WAKE-UP al MARlab, laboratorio di robotica e analisi del movimento dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Santa Marinella. Al pari dei suoi consimili Lokomat – donato dalla Fondazione Roma e primo del suo genere a essere installato nel Lazio – servirà nella riabilitazione di piccoli pazienti con disabilità motorie dovute a patologie del sistema nervoso e dei muscoli scheletrici, congenite o acquisite (come paralisi cerebrale infantile, trauma cranico, lesioni spinali congenite e acquisite, tumori cerebrali e patologie neuromuscolari come la Distrofia di Duchenne).

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Lokomat, che promette di aiutare a camminare circa sei pazienti al giorno e cento bambini l’anno, è un robot adattabile alla lunghezza delle gambe del bambino durante al crescita e conta quattro componenti. Il primo è l’esoscheletro indossato dal bimbo, il secondo è il tapis roulant su cui si muove, il terzo è un sistema di alleggerimento pesi durante la deambulazione e il quarto è il sistema di realtà virtuale abbinato. In questo modo infatti, vedendo il proprio avatar, il bambino si immedesima in un percorso virtuale e con la logica del gioco è anche più motivato a seguire il percorso riabilitativo.

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Ed è quindi interessante vedere come un ausilio riabilitativo, grazie alle moderne tecnologie, diventa una sorta di mega videogame interattivo che aiuta un bimbo facendolo divertire al tempo stesso!

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Articolo tratto da Wired.it

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Nuovi interessanti modifiche sul sistema Triride!

Trasformare la carrozzina manuale in carrozzina elettronica potrebbe essere una cosa molto comoda in alcuni casi, in particolare quelli in cui il terreno si fa dissestato o le pendenze diventano importanti comportando uno sforzo notevole per l’utente.

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A tal proposito vi avevamo già parlato del nuovissimo sistema Triride. Il propulsore di spinta per carrozzine che vi abbiamo mostrato risponde proprio  a questa esigenza: si tratta di una unità di propulsione elettronica, dotata di manubrio, che si può applicare alla carrozzina manuale, la quale assume le funzionalità di una carrozzina elettrica, quanto a potenza.

Forte del successo che questo prodotto ha riscontrato nel mercato, ora viene lanciata la versione potenziata, col modello Special Alta Coppia, presentato in occasione della recente fiera Exposanità, dopo l’ufficializzazione dell’accordo di esclusività stipulato con l’azienda Golden Motor Italia.

RETROMARCIA, PIU’ POTENZA E DURATA DELLE BATTERIE AUMENTATA – Le peculiarità del motore prodotto dall’azienda canadese fanno sì che Triride sia un passo più avanti rispetto a modelli e prodotti analoghi.  Il modello Triride Special Alta Coppia permette di affrontare percorsi particolarmente impervi e pendenze importanti anche per lunghi tratti grazie proprio all’alta coppia del motore.

francesca porcellato a bordo cìdi carrozzina con triride

La centralina interna allo stesso motore è regolabile completamente tramite computer, per cui possono essere modificati e tarati i parametri in base alle esigenze  e alle richieste dell’utente. Novità di rilievo sono l’installazione della retromarcia, che permette così di spostarsi anche in spazi stretti.

A queste novità si aggiunge anche il cruise control, grazie al quale è possibile percorrere lunghi tratti impostando la velocità desiderata, ma anche  il freno motore, la possibilità di autoricarica della batteria in discesa ed altre ancora.

Insomma, queste novità rendono il Triride un sistema ancor più interessante e completo. Siamo certi che basterà un prova per farvi rendere conto delle incredibili potenzialità che questo articolo potrebbe darvi in termini di autonomia e stile di vita.

Chiamateci per info di ogni genere.